Petrolio

Petrolio

Maggio 1960, Roma. Carlo Valletti – ingegnere piemontese dell'ENI - si è appena gettato giù dal terrazzo della sua casa dei Parioli. Ed ecco che dal cielo, o forse dalle profondità della terra, vengono due esseri a disputarsi le spoglie del giovane suicida. Quello dall'aspetto angelico si chiama Polis, l'altro Tetis:  il primo sostiene che il defunto sia suo, l'altro fa notare che Carlo portava dentro di sé un peso, una depressione, un dolore che puzza più di zolfo che di incenso. Non riuscendo a trovare una soluzione, i due esseri decidono di prendere ognuno il suo: impugnato un coltellaccio, Tetis sventra il povero corpo ed estrae da Carlo un feto che rapidamente diviene un altro Carlo, un doppelgänger che la sera stessa parte per Torino, in treno. Qui, una volta raggiunta la villa di famiglia in campagna, Carlo avvia una relazione sessuale ossessiva con la madre cinquantenne e la nonna, ma questo non pare bastargli, e passa le giornate masturbandosi o seducendo ragazze e ragazzine, sempre più imberbi. Tutto quello che fa viene annotato da un certo Pasquale, giunto nella città sabauda a quanto pare per pedinarlo...

Dalla miscela di idrocarburi che gli ha dato il titolo, Petrolio ha preso la vischiosità di una trama complessa, ricca di simbolismi, vicoli ciechi e digressioni e il colore nero del complotto politico/sociale reazionario che vi si legge in filigrana. E a ben pensarci come il petrolio anche questo monumentale libro – perché come vedremo, non esattamente di un romanzo si tratta - incompiuto è fatto di sostanza fossile, dato che è stato pubblicato postumo da Einaudi solo nel 1992, ben 17 anni dopo l'omicidio di Pier Paolo Pasolini. Omicidio al quale Petrolio sembra misteriosamente legato, tanto che qualcuno ha avanzato l'ipotesi che proprio le vicende politiche e finanziarie alle quali il libro allude -  essenzialmente la morte di Mattei e l'ascesa di Cefis - abbiano causato come rappresaglia il brutale massacro ai danni dello scrittore, poeta e cineasta friulano. E forse anche il ritardo con cui un inedito di tale importanza è venuto alla luce, tutto sommato. Gli interrogativi sono tornati alla ribalta nel 2010 quando il deputato Marcello Dell'Utri, uno tra i più importanti collezionisti di libri italiani, ha annunciato di essere sul punto di acquistare uno dei capitoli mancanti del romanzo, quello intitolato “Lampi sull'ENI” (dando ragione a chi sosteneva da anni che non fosse una parte incompiuta ma fosse stata trafugata da ignoti perché contenente rivelazioni politicamente compromettenti). Ma l'acquisto non deve essere andato a buon fine per qualche motivo, perché all'annuncio non è stato dato seguito. Ne è seguita un'interpellanza parlamentare presentata da Walter Veltroni all'allora Ministro della Cultura Sandro Bondi: «Se questo capitolo esiste, come è arrivato nelle mani di Dell'Utri? Chi lo ha portato via da casa Pasolini, chi lo ha consegnato a mani diverse di quelle della famiglia o dei curatori dell'opera di Pasolini? Ma se, come dice la famiglia, questo capitolo non esistesse, di cosa stiamo parlando? Non si tratta solo di una discussione di carattere letterario, ma di qualcosa di più importante che ha a che fare con la parte più oscura della storia italiana». Bondi promise indagini, ma a tutt'oggi l'episodio non ha avuto spiegazioni ufficiali. Complotti e complottismi a parte, ciò che abbiamo di Petrolio sono circa 500 pagine articolate in frammenti più o meno lunghi: alcuni sono semplici canovacci, appunti, schemi o perfino solamente titoli. La frammentarietà acuisce il senso di “progetto di romanzo”, che però non è incidentale, anzi sarebbe appartenuto anche al libro finito: è in questa forma infatti che Pasolini pensava di pubblicarlo, proponendo anche su carta la formula che aveva sperimentato con successo in opere cinematografiche come “Appunti per un film sull’India” e “Appunti per un’Orestiade africana”. Lo stile e i temi sono quelli del Pasolini più tardo: visioni escatologiche, forte connotazione sociale, erotismo lugubre e violento (impossibile non segnalare una gang bang che va avanti inesorabilmente per almeno 30 pagine, un capolavoro di poesia della brutalità). Petrolio è faticoso, spiazzante, inquietante, magmatico, feroce: non fosse incompiuto, sarebbe stato anche necessario. E forse avrebbe cambiato la storia – non solo letteraria – del nostro Paese.



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