Più o meno alle tre

Più o meno alle tre

Antonio l’ha guardata per tutta l’estate. Forse non si chiama Serena, ma lui la chiama così perché è sicuro che sia un nome adatto a lei. E anche un’altra cosa è sicura: le piace farsi guardare da lui, dalla finestra di fronte, in modi sempre meno occasionali e più studiati. Anche adesso che è settembre e c’è Carmela, sua moglie, che lo chiama gridando come impazzita. Sono più o meno le tre… Non c’è niente di meglio di una canna, prima di intraprendere qualcosa di adrenalinico, pensa Ahmed mentre fuma con il suo amico. Meglio godersela, tra un po’ dovrà ammazzare qualcuno. Ma non è facile rilassarsi quando il TG si mette a strepitare che sta succedendo un fatto incredibile e inaudito, proprio in quel momento: un aereo sta sbattendo contro un palazzo, e già i morti si contano a centinaia, forse a migliaia. Ahmed pensa che certe cose è fatale che finiscano per succedere, quando c’è troppa disuguaglianza nel mondo fra poveri e ricchi… Suo padre voleva che facesse il pizzaiolo, ma Giò Giò ha l’animo dell’artista: lui vuole essere un architetto. E sarebbe splendido, se non si fosse messo in affari con i Varriale, che di architettura ne capiscono poco, ma di appalti truccati pure troppo. Così, mentre pensa che di lì a poco lo faranno fuori, per “rimediare allo sbaglio”, sente la radio parlare di un attentato a New York, poco dopo le tre...

Diciassette racconti, collegati tra loro (ma senza che ciò dia luogo a un romanzo, come annuncia la bandella - e va bene così), che hanno in comune Napoli e i suoi abitanti, da un lato; l’attentato alle Twin Towers del 2001, dall’altro. Microistantanee dell’esistenza di uomini che apprendono della notizia in maniera casuale, frammentata, distorta, mentre sono intenti a tutt’altro, travolti da eventi che solo in parte si sono scelti; e dove il quotidiano di vite votate ad arrangiarsi, più o meno di malavoglia, si mostra sorprendentemente intriso di un desiderio di andare oltre, estrinsecato nella tante riflessioni mai eccessive o fuori luogo sulla giustizia, sulla guerra, sulla felicità... Dall’episodio più rocambolesco a quello più tragico, Longo racconta le sue storie con pennellate decise e originali ‒ mostrandosi più padrone dell’italiano che del dialetto, di cui il testo abbonda ‒ dall’esito a volte brillante (come nel passaggio sull’indecisione di Maria Antonietta, protagonista di una soap à la page: «Maria Antonietta aveva appena scoperto di essere incinta, ma siccome sapeva che il figlio non era del marito, non sapeva che pesci pigliare»). Lavoro che è già di un certo livello, in considerazione della brevità e dell’opera prima, che porterà l’autore alla collaborazione con editori del calibro di Adelphi e Rizzoli.



 

 

 

 
 
 
 

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