Picciridda

Picciridda
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Ci sono le figlie della gallina bianca, quelle a cui la vita sorride sempre, e le figlie della gallina nera, la più nera che c’è, costrette a guardare il mondo attraverso la rete ad esagoni di ferro arrugginito del pollaio. È con queste ultime sventurate che Lucia identifica se stessa e la sua storia. Davanti ai binari della stazione, in un caldo pomeriggio di settembre del 1961, a undici anni appena compiuti, deve far ricorso a tutta la sua forza di volontà per trattenersi dall’urlare fuori il suo dolore, le cui ragioni peraltro le appaiono incomprensibili: i suoi genitori stanno per partire per la Germania in cerca di miglior fortuna, portano con loro il fratellino Pietro. Lei no, rimarrà con la nonna a Leto, piccolo centro della costa messinese. “Picciridda”, vuol dire piccolina in dialetto locale ed è così che la chiama sua nonna Maria, una donna dalla scorza dura che, al di là del vezzeggiativo utilizzato per rivolgersi alla nipote, è poco avvezza alle tenerezze. Proprio quando Lucia sente più forte il bisogno di sentirsi protetta dall’amore dei genitori, si scontra con la poco rassicurante realtà quotidiana, sferzata dai venti algidi dell’umore mutevole della nonna. Impara presto a leggere i segnali premonitori delle reazioni più temute di quella donna anziana e sapiente, impenetrabile e fiera, che non parla mai di sé e della sua storia. Ma Lucia sa che è anche da quel passato a lei ignoto che la nonna cerca di proteggerla. Taormina e le sue frotte di turisti non sono lontane, ma nel paesino si respira l’aria pesante di una comunità povera e retriva, asfittica come un terreno argilloso…

Pubblicato per la prima volta nel 2006 per Baldini Castoldi Dalai Editore, il primo romanzo di Catena Fiorello torna nelle librerie per i tipi di Giunti, rinnovato nella veste grafica e nei contenuti. In un tempo scandito dalle immagini di migranti che reclamano il diritto di esistere e segnato dai numeri della violenza sulle donne, la “picciridda” Lucia ha ancora qualcosa da dire. La sua storia, ambientata negli anni Sessanta, è il racconto dei molti che ancora oggi vivono il dolore della separazione dalla propria terra e dai propri cari, in cerca di lavoro e dignità. È la storia della rivincita delle donne che si piegano, ma non si spezzano sotto il peso della brutalità umana che viola i corpi, ma non corrompe l’essere. Un romanzo “fimmina”, come lo ha definito l’autrice siciliana, che con uno stile schietto e una sensibilità speciale nel dare voce ai sentimenti dei semplici, come lo sono i pensieri, il dolore e i desideri di una bambina, veicola un messaggio, che è anche un credo: non c’è nessuna donna che non sia in grado di salvare se stessa dal dolore più grande.



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