Piccoli crimini coniugali

Piccoli crimini coniugali
In un appartamento completamente immerso nel buio della sera, un rumore di chiavi che girano nella serratura interrompe il silenzio. Sono Gilles e Lisa, sposati da diversi anni, che rientrano a casa dopo che lui è stato all'ospedale per una brutta caduta che gli ha fatto perdere la memoria. Adesso, di nuovo fra le quattro mura domestiche, Gilles deve cercare di ricordare; di ricordarsi soprattutto di quella donna che gli siede accanto, di cui non riconosce il volto e alla quale si ostina a dare del lei nonostante ne sia irrimediabilmente attratto...
Gilles e Lisa sono una coppia datata come tante, confortata dalle consuetudini familiari, ma al tempo stesso logorata dalle incomprensioni e dai troppi silenzi. Nella penombra di una scenografia scarna ed essenziale (numerose sono state fra l'altro le trasposizioni teatrali dell'opera che è scritta proprio come una sceneggiatura) siamo costretti ad ascoltare, a metabolizzare quello che i due si dicono, in un botta e risposta continuo – quasi senza pause – che assomiglia più a un duello che a una conversazione fra marito e moglie. È un tema caro a Schmitt – che gli aveva già dedicato Il libertino pubblicato nel 1997 – e attrae subito la nostra attenzione e ci appassiona, forse perché interessa un po' tutti noi, uomini e donne legati dal vincolo coniugale. In un unico atto dalla narrazione serrata, perfetta, Schmitt volge uno sguardo impietoso sul rapporto di coppia. Frasi taciute, gelosie, insicurezze, pigrizia e indifferenza. In una parola: normalità. “Ecco la vita coniugale, un'associazione di killer che si accaniscono sugli altri prima di infierire su loro stessi, un lungo cammino verso la morte che lascia la strada costellata di cadaveri”. Geniale l'idea dell'amnesia-menzogna, che riporta Gilles e Lisa al punto zero, costretti a reinventarsi , a trovare una via d'uscita. Possono un marito egocentrico e potenzialmente infedele (oh beh stiamo parlando di un uomo!) e una moglie insicura e gelosa trovare un punto d'incontro? Si può davvero ricostruire una vita sulla base di nuove e concordate regole? O semplicemente dovremmo accettare che tutto si trasforma, sentimenti compresi?

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