Piccolo è meglio

Piccolo è meglio
Visione globale e confini internazionali. Mercati immateriali ed economia sovranazionale. In questo scenario, spiazza e sorprende il successo di piccole (talvolta piccolissime) imprese che resistono e si affermano nonostante le loro dimensioni. Piccolo come locale, piccolo che vuol dire persone, piccolo che è valori. E allora il vocabolario muta e la prospettiva pure. Si affaccia con forza la visione che sostiene il capitale sociale e non solo quello economico e finanziario, che da soli non bastano. Piccolo diventa, così, sinonimo di vicino, equo, lento, leggero. Il viaggio parte dall’agricoltura biologica per toccare tutti i settori nei quali la scelta della mutualità, del contatto diretto con i consumatori (spessissimo attraverso le reti dei Gruppi di Acquisto Solidale), ha dato un valore aggiunto all’impresa: un birrificio coniuga produzione e diversa abilità, la GDO si trasforma in PDO (Piccola Distribuzione Organizzata), la biodiversità in natura diventa un valore da preservare, sostenibile ed ecologico sono sinonimi di possibile, il cinema passa attraverso un’esperienza “di vino”, il turismo diventa responsabile e la finanza etica, la musica si fa in carcere, e le invenzioni più innovative contribuiscono a rendere il nostro mondo più vivibile. Sembra un mondo al rovescio perché rovesciata è la prospettiva: il profitto non è più l’unico valore di riferimento, l’unico metro di paragone…
Ognuna di queste esperienze contribuisce, ogni giorno, con fatica ma con altrettanto orgoglio, a creare un mondo nuovo, diverso, migliore. Non solo per se stessi. Ciascuna di queste imprese ha il coraggio di essere “semplicemente” una goccia nel mare, senza pretese di stravolgere il mondo, ma con un senso di responsabilità di chi sente e vive il mercato del lavoro come luogo di relazioni, il lavoro come realizzazione. Non solo business. Ernst Friedrich Schumacher fa da “padrino” a questo micro saggio, attraverso le innumerevoli citazioni tratte da “Piccolo è bello. Uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa” del 1973. Tra un capitolo e l’altro, “Piccole note di passaggio” creano il file Rouge per il lettore e pongono interrogativi che stimolano ulteriori riflessioni. Per chi volesse approfondire, inoltre, c’è un lungo elenco di imprese piccole e virtuose citate nel testo, oltre alle venti testimonianze che fanno da sponda a questo viaggio. Un viaggio di scoperta che ci fa rivedere il nostro territorio e la nostra economia con occhi diversi e, in un momento storico delicato come quello che stiamo vivendo, lascia al lettore una sensazione di fiducia, la certezza che (quasi) tutto è possibile. E non è poco.

 

 

 

 
 
 
 
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