Pick-up

Pick-up
Elsa è nella sua auto. I finestrini sono abbassati: l’aria fresca del vento, che soffia nel tepore di una giornata non come le altre, le muove i capelli, gli aromi e le fragranze delle piante inondano il suo spirito. La donna procede a velocità sostenuta con la sua vettura per dimostrare di essere viva, di respirare la bellezza di quei luoghi attraversati più veloce della luce. C’è un uomo che la segue, un uomo misterioso, ma la sua femminilità è più forte, il suo destino già segnato: non può fargli vincere quella gara in macchina, quella lotta di motori che diventa un vero e proprio rally. I loro sguardi si sono incrociati, lui sembra contento di vederla. Quell’uomo ha una statura medio-alta, occhi scuri ed è bello, ma a lei viene in mente un’altra persona del suo passato. Ed è così che ad Elsa tornano alla memoria altri ricordi con sua sorella, eventi consumati in un luogo di mare di tanti anni prima, nelle pinete della Toscana…
Lorenza Lucchi insegna in una scuola media. È laureata in Lingue e Letterature straniere. Ha in precedenza già pubblicato altri due romanzi, ma questa storia di sentimenti e incontri casuali, di ricordi lontani e di rapporti fra sorelle vorrebbe ricordare la grande letteratura, quel mix fra short story e romanzo breve che ha fatto grande il Novecento. Purtroppo però manca al libro quel che una storia di qualità dovrebbe inderogabilmente possedere: la struttura narrativa, l’originalità e lo spessore contenutistico di fondo. Mancanza che pesa soprattutto se ad affaticare la lettura entrano in gioco altri fattori non meno essenziali come la punteggiatura (le virgole sono dove non dovrebbero essere e viceversa, e il punto non è proprio un amico) e il fraseggio a dir poco farraginoso, con periodi inutili, che girano a vuoto. Ma la colpa non è dell’autrice, perché è legittimo voler vedere il proprio lavoro dato alle stampe, bensì di chi avrebbe potuto e dovuto consigliarle di rivedere il testo, di sottrarre da una parte e aggiungere dall’altra, ricomponendo, rimescolando, in una parola: editando. L’autrice infatti punta forte sugli attacchi dei capitoli, qualcuno anche carino e azzeccato, ma poi si perde in un labirinto di parole che paradossalmente non comunicano, restano vuote. Qualcosa di valido in Pick-up però c’è: la volontà, l’urgenza di dire qualcosa, un messaggio che purtroppo rimane nell’ombra del possibile, del potenziale ma non del realizzato. Magari un monito per fare meglio la prossima volta. Ah, un’ultima cosa: una copertina così brutta si vede raramente.

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