Picnic sul ciglio della strada - Stalker

Ormai tredici anni fa sei zone del pianeta Terra sono state… colpite? visitate? esplorate? da misteriosi alieni forse provenienti da Deneb, nella costellazione del Cigno. Gli abitanti di quelle zone sono morti o hanno subito danni molto gravi (molti sono diventati istantaneamente ciechi, o sono stati colpiti da una sconosciuta malattia alla pelle). In corrispondenza dell’impatto o dell’atterraggio degli alieni si sono formati degli spot di circa 5 km2 nei quali è impossibile vivere a causa di fenomeni fisici inspiegabili, radiazioni, veleni, esseri sconosciuti e letali, probabilmente mutanti. Le zone sono quindi state recintate e sono rigorosamente sorvegliate dalle forze dell’ordine. Eppure, qualcuno entra ed esce furtivamente, a caccia di manufatti extraterrestri. Oggetti la cui vera funzione è sconosciuta, ma che si sono rivelati preziosi per la scienza terrestre, o possono essere considerati delle armi spaventose, oppure sono semplicemente cose bellissime ed enigmatiche. Pochi, temerari stalker raccolgono e vendono al mercato nero questi oggetti accumulando grandi somme in denaro ma rischiando la vita ogni volta (e anche il DNA: si dice infatti che i figli degli stalker nascano deformi). Il giovane Redrich Schouart vive nella cittadina di Harmont, al limitare di una delle zone, e fa lo stalker un po’ in proprio un po’ per l’Istituto Internazionale delle Civiltà Extraterrestri…
Scritta nel 1971 durante una furiosa tempesta di neve, tradotta nel resto del mondo nel 1977 ma in versione censurata dal regime sovietico - occorrerà attendere il 1990 e la perestrojka per leggere finalmente a versione originale -, diventata celebre con l’uscita al cinema nel 1978 dello sfidante capolavoro di Andrei Tarkovsky Stalker ma arrivata in Italia solo nel 1982, l’opera dei fratelli Strugatzki è una pietra miliare della science-fiction. L’assunto è geniale: scrivere un romanzo sugli alieni senza che gli alieni ci siano mai. Gli autori costringono loro stessi e il lettore rispettivamente a descrivere e a desumere l’immane “estraneità” di una civiltà che ci sfiora senza accorgersi di noi. È come se fossimo scoiattoli impegnati a capire natura e funzione di un mozzicone di sigaretta, una busta di plastica, una forcina per capelli, un profilattico o una bottiglia abbandonati da campeggiatori incivili in un bosco (questo è infatti il senso dell'insolito titolo) e grazie alla scrittura straniante degli Strugatzki ci sentiamo esattamente così. Una curiosità tecnica: le traduzioni inglesi del romanzo fino al 2012 contenevano un errore di continuity interna (assente in questa edizione Marcos y Marcos, che ripropone la traduzaione del 1982 di Luisa Capo per Editori Riuniti) che trasformava un “tredicesimo anniversario” [pag. 14] in “trentesimo anniversario”, rendendo oscura la logica del susseguirsi degli eventi.

 

 

 

 
 
 
 
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