Piene di grazia

I volti della donna hanno sempre esercitato negli artisti di ogni tempo l’insopprimibile richiamo di una forte seduzione, divenendo soggetto di costante riproduzione pittorica e scultorea. Dalle sacre immagini di epoca medioevale - su cui troneggia la “Madonna con Bambino e santi” di Giotto - fino  alle opere di epoca moderna (quale ad esempio “Le demoiselles de Avignon” di Picasso), passando per “La morte della Vergine” del Caravaggio, l’arte si è venuta caratterizzando come la Musa più utilizzata tra le chiavi deputate ad aprire lo scrigno contenente le virtù dell’universo femminile. Ma anche uno strumento altrettanto capace di porre in evidenza un fascino più epidermico. Tanto quello  conturbante e allusivo delle donne raffigurate nelle tele dei Preraffaelliti, quanto quello carnale e sensuale presente nelle opere di Guido Cagnacci. Sempre nel mantenimento di una sostanza creativa che ha consentito al pubblico di ogni tempo di potersi inebriare dell’estetica di una grazia fluida come il pensiero, fugace come un sogno, disarmante come una eterea personificazione divina. E di spingere la propria immaginazione fino alle regioni lontanissime della misura e dell’armonia, della bellezza e della raffinatezza… 
Piene di grazia. I volti della donna nell’arte, apparso nella collana Vintage di Bompiani e vincitore del Premio Cesare Pavese 2012, è un libro nel il quale Vittorio Sgarbi esamina il fenomeno della bellezza femminile attraverso le suggestioni lanciate verso di noi dalla cultura artistica. Alla raccolta di immagini, significativamente cospicua (163 riproduzioni in un volume di circa trecento pagine), fa da cornice una scrittura distesa e sapiente, e nello stesso tempo affabile, che consente un’appropriazione senza sforzo dei contenuti concettuali e delle convenzioni comunicative che il noto critico d’arte va estraendo dai volti delle donne a mano a mano presentati. È questo un aspetto certamente gradevole e didattico del libro, che si offre con amabile ed elegante semplicità alla lettura anche di un pubblico non particolarmente informato. I capitoli nei quali si articola il testo rappresentano un’eloquente dimostrazione delle competenze dell’autore nell’interpretazione delle immagini e della capacità di farle parlare con evidenti risultati conoscitivi. Ma non c’è mai eccesso di sottigliezza: la scelta espositiva si dipana da figura a figura, da un’interpretazione a un’altra, come in un avvincente viaggio orientato alla riscoperta della bellezza più raffinata e sublime. Nella convinzione che essa possa ancora indurre una grande fascinazione nell’uomo contemporaneo.

 

 

 
 
 
 
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