Pierre

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Pierre muore a vent’anni. Che per un cane è anche una bella età. Solo che quando a morire non è un cane qualsiasi, bensì il cane amato, succede che si apre una voragine profonda che non si riempirà più, succede di provare un dolore che nessuno – uomini, bambini, pesci, uccelli o cactus – sarà mai capace di capire. Pierre è un cucciolo di appena un mese quando viene trovato in un bidone dell’immondizia a Tel Aviv. Una ragazza lo nota, lo prende e lo porta dal veterinario in autobus; e la gente si allontana da loro, perché il cucciolo puzza terribilmente. A casa Pierre fa conoscenza con Natascia, una cagnetta morbida con il pelo bianco e riccio. Natascia – che porta lo stesso nome della Natascia di Guerra e pace – decide che quel cucciolo diventerà suo marito, e così al cucciolo viene dato il nome di Pierre, come il Pierre Bezuchov di Guerra e pace. Dopo un paio d’anni Pierre viene adottato dai genitori della ragazza, e fa proprio una bella vita: cibo buono e costoso, poltrona, lunghe passeggiate. Ben presto Pierre comincia a manifestare il suo carattere e la sua personalità: ad esempio non gli piace quando una macchina inchioda e poi riparte sfrecciando a tutta velocità. Solo che Pierre non ha il senso del tempo e si mette ad abbaiare alla macchina che – innocente e ingenua – viene subito dopo. Pierre ama anche la gatta Iolanda. Dopo un periodo di iniziale diffidenza, Pierre se ne innamora, e quando la povera gatta ingoia per sbaglio del veleno, lui le rimane vicino per due giorni interi, senza mangiarebereuscire, finché Iolanda non esala l’ultimo respiro...

Yoram Kaniuk, autore prolifico e pluripremiato, nonché considerato uno dei massimi esponenti della letteratura israeliana, ha scritto questo libro, Pierre, che è di una poeticità struggente e significativa. Pierre era un cane come tutti, e come tutti i cani era speciale e unico per il suo padrone. Leggendo si rimane colpiti dall’incredibile capacità di Kaniuk di cogliere e ricordare i momenti più caratteristici della vita di Pierre, spesso mettendosi addirittura nella sua stessa prospettiva. Quello che emerge è un ritratto preciso e puntuale, vivo e realistico di un essere del quale – se non se ne conoscesse la vera identità – si potrebbe definire umano a tutti gli effetti. Pierre è un libro che si legge velocemente e con grande piacere: la prosa scorre via piana e lineare, le parole sono tutte scelte con cura, non ce n’è una di troppo, non ce n’è una di meno. A impreziosire il volume ci sono delle belle illustrazioni in bianco e nero di Karen Lee Vendriger. Infine, una breve ma intensa postfazione a cura di Paolo De Benedetti, teologo e biblista morto nel 2016. In pochissime righe De Benedetti coglie il senso finale di tutto il libro: “La storia di Pierre non richiede un commento: è la narrazione di una storia d’amore tra gli umani e gli animali”.



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