Pinocchio: un libro parallelo

Pinocchio: un libro parallelo
Cosa succede esattamente nel romanzo di Carlo Collodi quando Pinocchio incontra la Fata turchina? E chi sono e cosa fanno il gatto e la volpe in realtà? Che cosa rappresentano le piccole bare che ritornano durante il cammino di Pinocchio? E il leit motiv del colore nero che ricorre durante tutto il racconto? S’inizia dal materiale, dal celebre pezzo di legno che quasi sembra scegliere il falegname e non viceversa: legno, quindi un oggetto buono, dicesi da ardere ma parte di materia viva atta alla trasformazione, alla lavorazione  e alla metamorfosi, e la metamorfosi non è certo processo marginale in quest’opera. Mastro ciliegia vuole farci una gamba di tavolino, ma ecco che il pezzo di legno parla, e ride, e piange, e sarà proprio il pezzo di legno a scegliere anche Geppetto: egli è la persona adatta al compiersi del destino del ciocco e al dare il via alla storia...
Ce la ricordiamo bene la storia di Pinocchio? Oppure è anche per noi edulcorata dal tempo e dalle versioni disneyane del libro collodiano? E ancora: esiste forse un libro parallelo, nascosto tra le parole, gli eventi del famoso libro? La vicenda di Pinocchio è materia oscura, piena di sevizie, crudeltà e amore: molti cercano di uccidere il burattino/bambino, mentre Geppetto e la Fata gli comunicano l’orrore della disperazione infantile ed è con loro che Pinocchio sperimenterà il dolore della perdita totale. Egli verrà accolto, poi rifiutato e una volta accolto egli fuggirà di nuovo, egli ama soffrire e amerà chi lo farà soffrire. Secondo Giorgio Manganelli esiste un grande libro parallelo che può essere riletto e interpretato perché ogni libro ha al suo interno un altro libro, ogni libro è come un cubo simile al cubo di rubik e come tale ha facce e itinerari da esplorare. Così Pinocchio ha molteplici tracce da seguire e altrettanti parallelismi da cogliere. Il racconto si dilata e contiene infinite storie, parole travestite o frasi clandestine, piccoli oggetti diventano dettagli fondamentali al pari delle molliche di pane su di un sentiero. Si percepisce da queste pagine come Pinocchio sia un libro crudo, pieno di episodi terribili e ripugnanti, come quello dell’incontro con il gatto e la volpe che sono ladri e assassini e fanno assaggiare al piccolo protagonista la lama del coltello, che non riesce ad ucciderlo e quindi lo impiccano e lì lui resterà appeso, ciondolante, mentre un vento forte lo scrolla e lui invoca il babbo prima di morire ed entrare nel regno dei morti. La fata osserva e non fa nulla, di fatto è la fata buona che manda a morte Pinocchio. Sì, perché ella non è ancora fata, ma è una bambina magata sotto incantesimo che per liberarsi di tale incantesimo dovrà assistere alla violenza contenuta nell’atto necessario: Pinocchio è solo legno sacrificale e deve essere ucciso in una sorta di rituale arcano. Si parla quindi in questo saggio di Manganelli di ri-lettura e ri-scrittura: ciò che leggerete è pura meta-letteratura, ogni personaggio è doppio, da Mangiafuoco a Lucignolo e la ri-lettura è in chiave quasi esoterica perché il regno dei morti è spesso presenza viva e occulta. Complessa la figura della fata bambina, sorella, madre, in una relazione perpetua e ambigua con Pinocchio. Ma come si conclude la storia? Infine Pinocchio nasce, diventa bambino - ma già sembra che non lo sia più, e un po’ come spettro della sua infanzia ormai finita un po’ a monito della sofferenza patita rimane inerme sulla seggiola con testa e gambe dondolanti. Manganelli, scrittore, traduttore, giornalista, critico fa parte del patrimonio letterario italiano, ed è autore da scoprire e riscoprire in questo stupefacente libro.

 

 

 

 
 
 
 
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