Piombo fuso

Piombo fuso

Fluminimaggiore, territorio del Sulcis, Sardegna. Eugenio Montixi lavora all’archivio storico delle miniere, ed è lì che si trova quando una ragazza chiamata Alessandra gli si presenta per fare qualche domanda sull’ex-laveria. Vuole sapere in quali condizioni si trovi, se qualcuno sia interessato a riqualificarla ed in tal caso se ci siano delle trattative in corso. Ai perché di Eugenio lei risponde in maniera evasiva ma poi, incalzata, deve sbottonare il motivo e mentre ne parla ‒ e pensa a ciò che le è stato riferito sul conto dell’archivista ‒ si rende conto che qualcosa in lei è scattato… Angelo sta camminando per strada. Due sere prima è stato contattato da una certa Alessandra che l’ha invitato a partecipare all’occupazione di un ex-laveria. È li che si sta dirigendo, quando viene prima fermato, poi picchiato e mandato in coma da tre sconosciuti che gli rubano l’iPod… Denis sta spingendo il motorino al massimo per arrivare in tempo all’incontro. Un quarto a mezzanotte a Sa Matta Manna. Denis ha quindici anni, ha lasciato la scuola, della sua vita non sa molto che fare, e spende il tempo principalmente con il suo amico Drollo, oltre che facendo flessioni e vari esercizi muscolari. Denis ha anche un nonno ex operaio che gli parla spesso di Gramsci. È piuttosto stufo di sentirne parlare. Arriva all’appuntamento quando Arroghemerda e Concheginungu se ne stanno per andare. Avviene lo scambio, finalmente l’adolescente è entrato in possesso della cocaina, ed è pronto a spacciarla...

Per parlare di Piombo fuso bisogna prima inquadrare il suo autore, capire chi sia, da dove venga e perché abbia deciso di ambientare un libro in Sardegna, nel Sulcis. Andiamo con ordine. Marco Corrias è un giornalista e scrittore, autore di numerosi libri – Mino Pecorelli, Canto barbarico, Arweil e l’ascesa del male, etc – oltre che di numerose inchieste per “la Repubblica”. In particolare ce n’è una dal titolo Il paradiso inquinato che s’inserisce in un filone aperto nel ‘99 con Il pozzo Zimmerman e chiuso – per ora – nel 2018 con Piombo fuso. Marco Corrias è sardo, di Fluminimaggiore – Frùmini Majori in dialetto – e di questa terra, un tempo luogo di miniere di carbone (e di lavoro) oggi racconta il degrado, il decadimento, l’inquinamento delle falde, la mancanza di lavoro e la situazione economica disperata. In Piombo fuso c’è tutto questo ed anche di più: ci sono la difesa degli operai, i moniti contro un fascismo che sembra ritornare di moda, le denunce verso gli appalti abusivi, verso chi si sta mangiando quel pezzo di Sardegna. E poi, tolte tutte queste sovrastrutture, rimane il romanzo, la storia pura, che lega tutti i temi che Corrias denuncia con passione attraverso una storia che parte lenta, intricata, salvo poi diventare ritmata e ben sciolta mano a mano che si sviluppa. Impossibile non fare un parallelismo con Luciano Bianciardi, autore de La vita agra e del saggio I minatori della Maremma, scritto a quattro mani con Carlo Cassola a seguito dell’esplosione del pozzo di Ribolla dove, nel 1956, persero la vita 43 persone. Bianciardi da quell’evento non si riprese mai completamente, anzi, dovette fuggire a Milano perché incapace di restare nella sua terra. Dei minatori non scrisse più. Dell’autore grossetano Corrias ha la stessa verve nella denuncia, il tono amaro ed accusatorio. Molto probabilmente non ha la stessa maestria nella scrittura, ma ha in compenso a disposizione una cosa molto preziosa, che Bianciardi si è negato con la drammatica scelta del suicidio. Tempo. Tempo per continuare a scrivere romanzi ed inchieste. E tempo per sperare che qualcosa, nella sua terra, migliori.



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