Pista nera

Pista nera

Stagione di sci e di settimane bianche, in Val d’Aosta. E quando la giornata finisce, tocca ai “gatti” passare a battere le piste di Champoluc. Amedeo Gunelli lavora da soli tre mesi e quando il capo, Luigi Bionaz, gli comunica di scendere che il pezzo di pista in alto lo farà lui, accetta ben volentieri. In fin dei conti - per quanto si sia preparati - quelle macchine cingolate sono quintali e quintali di ferro e cingolati da manovrare. Sulla cosiddetta scorciatoia però il gatto incoccia in qualcosa di nascosto sotto un cumulo di neve. L’Amedeo ci mette poco a capire che tutto quel sangue non può essere di un animale. La telefonata al vicequestore arriva mentre è a casa di Nora, con cui sta intrattenendo una mezza relazione, senza importanza per lui ma forse non è lo stesso per lei. Il morto è senza documenti e talmente mutilato da essere irriconoscibile, ma quando Luisa Pec si presenta a denunciare la scomparsa del marito, appare chiaro che si tratta del cadavere di Leone Micciché, un siciliano trapiantato che insieme alla moglie ha creato un rifugio a cinque stelle…

Il primo romanzo dopo una serie di racconti: protagonista il vicequestore Rocco Schiavone. Un personaggio affascinante, con un passato pesante che ci viene solo lasciato intuire ma non raccontato esplicitamente, spedito ad Aosta per punizione. Un uomo che non esita a utilizzare metodi decisamente poco ortodossi, ma con una sua morale ben delineata e precisa. La morale di chi è nato e cresciuto dove le alternative sono due: o diventi sbirro o diventi delinquente. Bravo Manzini nel mescolare l’anima trasteverina di Schiavone, che ha mantenuto saldi come pilastri gli affetti con gli amici d’infanzia - non esattamente chierichetti, per capirci -, e nello sdrammatizzare la storia con un umorismo anche lievemente becero nelle descrizioni di alcuni colleghi di Schiavone e dei loro reciproci rapporti. Rapporti in cui ovviamente il vicequestore riesce a dare il peggio di sé, accaparrandosi la comprensione del lettore che rivede nei due sottoposti quel collega d’ufficio che almeno una volta ti è capitato di avere.



 

 

 
 
 
 

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