PJ Harvey - Musiche maschere vita

PJ Harvey - Musiche maschere vita
Polly Jean Harvey nasce nel Dorset, nella campagna inglese. L’infanzia negli anni 70 è vissuta in un isolazionismo costruttivo che le fa amare il rock alternativo e i dischi più oscuri nella collezione dei genitori. La fascinazione per la musica si traduce in pratica con le prime apparizioni come bassista, percussionista e back vocalist in un gruppo rock: gli Automatic Dlamini di John Parish. Dopo qualche tempo la ragazza inizia a fare sul serio e fonda il PJ Harvey Trio. Dal primo singolo (Dress) notato dal guru dei DJ di mezzo mondo John Peel, si arriva ben presto al primo album Dry. La partenza nel 1992 è il preludio a una carriera che la eleverà a regina di un certo rock indie virato poi nel mainstream (Stories from the City, Stories from the Sea) o nell’intimismo delle ultime prove post-40 (White Chalk). Il passaggio attraverso i travagliati anni 90, la presunta liason amorosa con il re del dark rock Nick Cave, l’incontro con l’elettronica di Tricky o dei Radiohead e numerosi altri episodi fanno di Polly Jean Harvey una delle più importanti rockers viventi, simbolo di una coerenza artistica che si eleva sul panorama rock e può essere paragonata alle avventure sonico-estetiche di Patti Smith, Tori Amos o Björk...
Il libro di Stefano Solventi, collaboratore della rivista di cultura musicale Il Mucchio Selvaggio e del magazine on-line SentireAscoltare, inaugura una nuova collana per l’editore bolognese Odoya. In collaborazione con il sopracitato magazine, Cult Music si prefigge di indagare con precisione e spigliatezza i protagonisti della musica rock contemporanea. L’opera prima di Solventi narra la storia di PJ Harvey partendo dalla provincia italiana e andando a scovare con la curiosità dello storico gli aneddoti, le connessioni e le informazioni indispensabili per capire e analizzare la produzione della cantante e strumentista inglese. Un viaggio sicuramente adatto agli ammiratori della chanteuse, ma che per la sua capacità di guardarsi intorno e di collegare il lavoro a gruppi coevi è utile a chiunque si voglia fare un’idea di quello che è successo negli ultimi vent’anni nel pianeta rock. Lo stile scoppiettante e l’entusiasmo del fan completano questo saggio, consigliato a chi crede che non ci sia stato nulla di interessante dopo i Beatles o i Rolling Stones. Gli incubi di PJ Harvey saranno più chiari dopo la lettura di queste duecento pagine: entrate nel suo mondo di tenebra.

 

 

 

 
 
 
 
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