Planctus

Planctus

La Gotica ha circa diciassette anni. Per la sua giovane età mostra un certo lato cinico del proprio carattere che si potrebbe ritenere quasi eccessivo. Odia i suoi vicini d’appartamento. Se sua madre non fosse mancata quando aveva solo sette anni, probabilmente molte cose sarebbero state diverse. Il Sopravvissuto è un uomo anziano. Fa i conti ogni singolo giorno con la morte di suo fratello a soli otto anni e con il suicidio di sua madre che, alla fine, non è riuscita a superare un dolore troppo intenso. La Maliarda ha un peso enorme nella sua anima: suo figlio, promettente poeta, è morto prematuramente. Sempre di abbandono in abbandono, sembra invece scorrere la vita della Vulnerata che non ha modo di terminare una relazione amorosa senza dover soffrire esattamente come si soffre per un lutto. I quattro protagonisti cercheranno assieme ad un improvvisato psicoterapeuta di elaborare i loro lutti, di superare i loro dolori …

Laura Liberale, poetessa e scrittrice, con Planctus chiude idealmente il cerchio che aveva aperto con il suo primo romanzo Tanantoparty. Nel suo primo romanzo era il corpo fisico ad essere al centro della meditazione dell’autrice: lo scandalo della morte analizzato attraverso la fisicità dei corpi. In questo libro non è una mancanza fisica che i protagonisti devono elaborare (sebbene ci sia anche quella) ma la complessità del lutto in diverse declinazioni e variabili. Planctus era già pronto nel 2013 ma l’autrice ha avuto bisogno di oltre un anno per continuare il suo lavoro di labor limae. Romanzo forte, denso, doloroso, necessario, profondo come una ferita, è un lavoro complesso e complicato da leggere con lentezza, su cui riflettere per le mille sfaccettature illuminate. Laura Liberale si conferma una delle autrici più intense e profonde del panorama del nostro Paese.



 

 

 

 
 
 
 

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