Poker con la morte

Poker con la morte

Genova. La primavera scorsa. Il giornalista Matteo De Foresta, negato per la matematica ma con la vocazione per i guai, ormai quasi pelato, gira in Vespa (preferibilmente) o in Citroën due cavalli verde pastello. Separato dall’ex moglie Monica, convive con Barbara “Babe” (hanno un negozio dove lavora lei) e con la loro figlia di quasi 5 anni Margareth “Margie”. Fraternizza almeno con un paio di amici, Bruno Cevasco e Andrea Ferrando, coi quali gioca a calcetto e divide ogni evento, nonché con un poliziotto, il colto vicequestore di origini romane Bruno Rocchetti, nasone aquilino e folte ciglia nere, che gli vuol bene e gli salva la vita, pur entrando spesso in conflitto d’interesse. Non ha Whatsapp, tantomeno Instagram o Facebook. Gli capitano tre drammi paralleli: la crisi di coppia, ancora tanto amore che forse non basta, lui e Babe non si sopportano in mille modi e non riescono più a toccarsi; la vendita a un grande editore milanese del giornale dove lavora e il probabile accorpamento con un quotidiano nazionale, provvisoriamente gestito da un’avvenente provocante direttrice “tagliateste”; la morte del 26enne Alexander, cugino (trovato annegato nel Porto Antico) del caro bulgaro Evgeni, ottimo ladro scassinatore di appartamenti ricchi, che lo aveva salvato tempo addietro. Per scoprire come e perché è stato ucciso deve imparare a giocare a poker, era in un giro online dove imperversa un misterioso Osiride che non vuole in nessun modo veder scoperta la vera identità. Così Matteo impara le carte, ricomincia a fumare e non smette mai di bere Rum Cooler, rischiando a più riprese la vita…

Il chirurgo ortopedico Marvin Menini ha scritto il primo volume della serie un paio d’anni fa, con un buon successo. Narra in prima al presente, mostrando passione e acume. Il romanzo inizia con la scena (quasi) finale: Matteo legato a una sedia con una pistola puntata contro, pronta a sparare appena conclusa l’ultima mano (da cui il titolo). Poi ricostruiamo come è capitato lì e quanto poco scampo abbia. L’investigazione giornalistico-criminale corre parallela alla crisi amorosa-familiare, entrambe di maniera (almeno a tratti) ma non sciocche. La prima è un poco forzata, la seconda è più autentica, tanto che il vero successo è nella reciproca efficace psicanalisi della coppia (ormai a distanza). Sia questione di stesura o di editing, la D eufonica è usata in modo eccessivo ed errato (secondo la Crusca). Pesa anche qualche refuso di troppo. Interessanti e divertenti le tante pagine di apprendistato sul poker: la dinamica di gioco, filosofia e teoria, esempi e pratiche, forum sociali e virtuali, mani dal vivo con slang appropriato, tanto che il protagonista studia con cura il piccolo glossario del Texas Hold’em, che poi viene diligentemente riportato in Appendice. Genova è per tutti, soprattutto il centro storico. Si tracannano a mitraglia i calici di Philipponnat. A livello musicale Matteo preferisce il rock anni ’70 e odia il jazz, ascolta spesso gli Stone Sour e I Pearl Jam, la mitica meneghina Clara è pazza dei Kiss (ha pure la maglietta) e lo contagia (“Dressed to Kill”).



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