Polizia

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È una tersa giornata autunnale nella capitale norvegese, una di quelle che solo Oslo sa regalare ai suoi abitanti. Erlend Vennesla, agente investigativo della polizia, pedala senza sosta per mantenersi in forma dato che l’età sta avanzando assieme agli anni di servizio accumulati fino alla quasi pensione. La corsa però purtroppo finisce in una strada senza uscita: 3 colpi di pistola a bruciapelo prima e uno scempio post mortem poi, proprio nel luogo in cui anni fa è stato commesso un altro delitto sul quale aveva indagato lo stesso Vennesla, che non riuscì mai a scoprire il colpevole. L’omicidio dell’ispettore infatti non è un caso isolato, ma la strategia efferata di un serial killer che ha deciso di decimare i migliori agenti del dipartimento di Polizia di Oslo e del corpo speciale del Krypos. Le modalità degli omicidi sembrano identificare l’assassino come qualcuno di cui gli agenti si fidano profondamente e le forze dell’ordine sembrano completamente sguarnite e impotenti di fronte alla violenza senza volto e apparente movente di coluii che è stato ribattezzato prontamente “il macellaio di poliziotti”. Solo il commissario Harry Hole, un vero mastino, potrebbe capirci qualcosa: ma purtroppo lo sbirro è irreperibile, forse anche morto…

Jo Nesbø ha ricevuto pesanti investiture da nomi del calibro di Michael Connelly e Patricia Cornwell ma soprattutto da James Ellroy, che ha avuto modo di dichiarare testualmente: “Io sono il più grande: ma Nesbø mi sta alle calcagna come un pitbull rabbioso, pronto a prendere il mio posto appena tirerò le cuoia”. Scrittore di thriller, ma anche frontman di una band, attore di telefilm ed ex calciatore professionista, il norvegese torna con Polizia, sequel diretto de Lo spettro e decimo capitolo della saga del poliziotto alcolizzato Harry Hole. Il nucleo narrativo appare comunque indipendente benché perfettamente inserito nella continuità del personaggio, e comunque quando si rende necessaria qualche informazione aggiuntiva, l’autore si prodiga in numerose spiegazioni. Come sempre per tutte le settecento pagine regna grande tensione e pathos in un gioco di sospensione e sorpresa per il lettore che lascia incollati alle pagine. Unico neo: la mancata profondità psicologica e relativa crescita dei personaggi, in altre opere dell’autore norvegese più credibili e tridimensionali.



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