Pornografia

Traduzione di: 
Genere: 
Articolo di: 

1943. Nella Varsavia occupata dai nazisti, un piccolo gruppo di amici, ex frequentatori del bar Zodiac, si riunisce ogni martedì “in uno smilzo appartamento in via Kruzca” per chiacchierare, fumare e bere vodka fino allo sfinimento. Un giorno, amico di amici, si presenta alla riunione un certo Federico, che ha delle pelli di lepre e del cuoio da vendere. Uomo molto compìto – anzi, anche troppo formale – ma dalla buona conversazione, Federico entra ben presto a pieno titolo nel gruppo, legando soprattutto con Witold. I due diventano inseparabili, così è del tutto naturale che quando per lettera Ippolito “Ippo” S., proprietario terriero nella provincia di Sandomierz, invita Witold a casa sua in campagna per qualche giorno, gli suggerisca di estendere l’invito a Federico. Il viaggio in treno è difficoltoso, c’è una guerra in corso, ma alla fine i due arrivano alla piccola stazione di Ćmielów, dove li aspetta un cocchiere che li porta in calesse al villaggio Brzustowa e infine alla casa di Ippo. Witold trova l’amico, che non vede da tanti anni, in pessima forma, ingrassato a dismisura, e gli fa ribrezzo soprattutto “il rossore gonfio, tumefatto del suo viso”. L’uomo presenta ai suoi ospiti la moglie e la figlia sedicenne Enrichetta, ragazza riservata e garbata. La conversazione a tavola riguarda “vari tormenti”: l’Esercito Nazionale, i tedeschi, le bande armate di partigiani, l’amministrazione locale, la polizia polacca, i sequestri, la paura, le violenze. Il mattino successivo è domenica e quindi la famiglia di Ippo, vestita a festa, deve recarsi a Messa. Gli ospiti forse non sono interessati, non sono certo obbligati ad andare, “nessun dovere, siamo tolleranti, perbacco!”. Witold e Federico invece accettano di buon grado. Dopo aver attraversato in calesse un paesaggio che a Witold pare uguale da secoli – sembra di essere in “una fotografia priva di vita tolta dal vecchio album di famiglia” – la compagnia giunge in chiesa. Durante la Messa, svolta in penombra, con l’aria stantia “colma del canto impaurito, sussurrato, risonante di quella massa di popolo azzima, accovacciata”, Witold si rende conto come in quel luogo si perpetui una “eternità di pietra”: qui il contadino torna ad essere contadino e il signore signore, ogni cosa ritrova “la propria forma primitiva”. Mentre osserva i fedeli e riflette tra sé e sé, rimane folgorato da un particolare, che lo turba profondamente. La guancia e la nuca di un ragazzo, che egli prende a contemplare mentre l’anima e il desiderio gli si infiammano…

“Non credo nella filosofia non erotica. (…) Non ho fiducia nel pensiero che si libera dal sesso”: così scrive Witold Gombrowicz nella prefazione a questo romanzo raffinato e insolito, pubblicato originariamente nel 1960 e uscito in Italia nel 1962 per Bompiani in versione censurata con il titolo La seduzione e solo nel 1994 per Feltrinelli nella versione integrale, qui riproposta da Il Saggiatore. È la storia di due cinquantenni di città (probabilmente amanti, anche se non viene mai detto esplicitamente) che, nella Polonia occupata durante la Seconda guerra mondiale, applicano la loro visione “ipersessuata” delle relazioni umane ad un gruppo di ragazzi di campagna, come “registi” che mettono in scena la realtà come la vorrebbero. Cercano piacere per procura, per interposta persona, ma l’amore diventa presto anche morte. Lo fanno per capriccio, per inerzia? No, lo fanno innanzitutto perché non concepiscono dinamiche che non abbiano come primo motore l’attrazione sessuale e in secondo luogo perché sono al tempo stesso attratti e disgustati dalla giovinezza. È lo stesso Gombrowicz a spiegare che vede la giovinezza come uno stato ferino, imperfetto, mediocre. E come l’uomo tende spesso all’assoluto, alla perfezione, così esso è affascinato dal tornare a questo stadio inferiore. Nella sua preziosa postfazione, Francesco M. Cataluccio svela che il romanzo doveva inizialmente intitolarsi Atteone, “come il cacciatore della mitologia greca che, per aver visto, in mezzo al bosco, Diana nuda che faceva il bagno con le sue ninfe, fu da lei trasformato in un cervo (e sbranato quindi dai suoi cani). Gombrowicz, mentre lo scriveva, aveva sulla scrivania una cartolina con la riproduzione del famoso dipinto La morte di Atteone di Tiziano. Pornografia è quindi un romanzo sull’ossessione e la tragedia del guardare”. Enzo Siciliano invece ha scritto che il romanzo dello scrittore polacco gli ricordava Aminta di Torquato Tasso, “dove una coppia adulta spinge all’amore una coppia di giovani, e c’è un dialogo tra Tirsi e Dafne, appunto i due adulti, in cui è chiaro che ai loro occhi la passione indotta nei due ragazzi, Aminta e Silvia, altro non è che il trasferimento sulla giovinezza di quanto l’età matura vive come riflesso o invidia, come insinuazione viziosa, deviata”. È un libro strano, un tentativo non sempre riuscito ma coraggioso di portare su carta tortuosi percorsi della mente, pulsioni profonde, sovrastrutture. Ma solo alludendo, con un approccio ellittico affascinante ma anche estenuante. Non mancano riferimenti alla cultura polacca e alla reazione del Paese all’occupazione nazista: con entrambe l’autore sembra essere più che altro critico e/o sarcastico. E lo è anche quando finge di domandarsi “E se Pornografia fosse un tentativo di rinnovare l’erotismo polacco?”.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER