Possa il mio sangue servire

Possa il mio sangue servire

8 settembre 1943: con l’armistizio di Cassibile gli italiani cessano di essere nemici degli angloamericani… per cominciare ad esserlo fra loro. Gli italiani fedeli al re diventano d’improvviso avversari dei loro connazionali fedeli al duce. Il fascismo, che appoggia l’occupazione nazista, da un lato; la Resistenza, che vuol riprendersi il proprio territorio, dall’altro. «Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana», scrive in una sua lettera il capitano Franco Balbis, ufficiale dell’esercito che ha scelto Badoglio: sa già che la guerra civile farà ben pochi progionieri. Gli fa eco Eusebio Giambone, comunista che ha già perso un figlio di undici anni nell’esilio quando viene arrestato; nella sua ultima lettera alla piccola Gisella scrive che «la vita vale di esser vissuta [...] quando si ha l’ambizione di essere non solo utili a se stessi ma a tutta l’Umanità». È un momento storico dominato dagli ideali e dal sacrificio, da una parte come dall’altra; eppure non tutti gli ideali sono uguali e c’è chi ha scelto di collaborare a un progetto diverso dalla deportazione degli ebrei oltreconfine...

Un altro libro sulla Resistenza e sul periodo dell’occupazione nazifascista, ebbene sì. A volte c’è bisogno di ripetere le cose affinché vengano capite bene; affinché, soprattutto, si imprimano nella memoria. E c’è bisogno di chi sappia raccontarle, spiegarle, commentarle nuovamente in maniera chiara e circostanziata. Aldo Cazzullo è uno di questi: la sua esposizione lineare fa in modo che il discorso fluisca nonostante la mole dei dettagli biografici e delle considerazioni storiche. C’è bisogno di ricordare che la Resistenza non è patrimonio della sinistra politica, né di qualche nostalgico: la Resistenza è patrimonio di tutti gli italiani, perché è stata fatta da tutti gli italiani (graduati, preti, casalinghe, religiose) per il bene di tutti gli italiani. È vero che il torto non sta mai da una sola parte, figuriamoci in guerra; nondimeno la scelta di Salò fu quella sbagliata, mentre giusto fu prendere la via delle montagne. C’è bisogno di chi esponga le cose con questa sintesi. Cazzullo lo fa e lo fa bene, offrendo - oltre a un’amplissima raccolta di lettere e racconti - una sezione conclusiva ricca di testimonianze inedite raccolte in prima persona via social network; a sancire che della Resistenza c’è ancora tanto da dire. E che quel lavoro, anche dopo settant’anni, non è ancora terminato.



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