Possessione

Possessione

Isabella e Sergio sono ormai una coppia consolidata, vivono insieme a Vicenza dove lei fa la psichiatra in ospedale e lui fa il pendolare verso Trento, dove gli hanno offerto una cattedra di entomologia forense. A malincuore Isabella convive con le teche piene di insetti che lui tiene in casa per ragioni di studio, sopporta anche di trovarlo intento a separare gli insetti stecco dai rametti, sparpagliandoli sul tavolo. Perché lei odia gli insetti. Fra l’altro il lavoro in ospedale è parecchio stressante, soprattutto da quando è arrivata una piccola paziente con un problema che si presenta davvero complicato. Anna è legata alla barella, i genitori descrivono una situazione al limite della credibilità, la ragazzina ha smesso di rapportarsi con chiunque e si comporta come un cane arrabbiato: ringhia, annusa i muri e soprattutto all’improvviso diventa pericolosa come un molosso impazzito. Nonostante sia una professionista con una certa esperienza, quando Isabella guarda la bambina negli occhi quello che vede la lascia sconvolta. Non c’è traccia di umanità in quegli occhi, solo la ferocia di chi si prepara ad attaccare, una volta la bambina le ha mostrato i denti e ha prodotto Dio sa come un ringhio assolutamente animale. Raccontando l’inquietante episodio a Sergio a cena, Isabella riesce a togliersi quella sensazione allucinante di dosso e riprendere la giusta distanza lasciando da parte l’emotività, proponendosi di capire quale sia la patologia della bambina e guarirla…

Insegnante di scienze a Vicenza – dove ambienta in parte questo romanzo – Roberta Melli è al secondo thriller, ma non al secondo romanzo. Anche se poi questa definizione del genere, a lettura conclusa, non appare assolutamente adeguata. Si scivola più volte nell’horror creando una certa confusione che persiste fino alla fine. La trama o per meglio dire le trame di per loro non sono affatto male ideate, l’autrice però in questo caso non ha centrato in pieno l’obbiettivo di armonizzarle e renderle un tutt’uno. Purtroppo la non omogeneità non è l’unica pecca del romanzo: i dialoghi sono spesso improbabili (nella forma); la ricerca di termini e sinonimi – se da un lato è encomiabile, troppo spesso infatti è imperante la povertà del linguaggio – dall’altro ha portato ad un uso non sempre preciso delle parole, aumentando così la sensazione di qualcosa che non va. Sembra davvero che l’autrice avesse tante cose da raccontare e presa da questo desiderio non sia riuscita a fare una cernita, a scremare, a mettere a fuoco. Segnalo anche una certa leggerezza e imprecisione per quanto concerne il come i protagonisti entrino a pieno titolo nell’indagine, il che di per sé non sarebbe un grosso problema, perché sappiamo che stiamo leggendo una storia di fantasia, ma può diventarlo per chi è appassionato (fanatico) del genere e fa fatica a passarci sopra. Benissimo per chi invece ha voglia solo di una storia che dia brividi con cui passare qualche ora.



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