Post-human

Post-human
Il superamento dell'antinomia natura-cultura, l'avvento di nuove tecnologie e procedure medico-biologiche, la mutante percezione di sé sta portando l'uomo verso nuovi confini, trasformandolo e ridefinendolo a tutti i livelli. Questa evoluzione implica un profondo dibattito filosofico e la messa in discussione di numerosi dogmi, da quello della purezza a quello dell'autarchia umana...
Non è del tutto agevole raccapezzarsi di fronte al diluvio di concetti, dati, prospettive al quale Roberto Marchesini ci sottopone in questo suo illuminante e monumentale saggio. Per non parlare dei percorsi mentali che potenzialmente si dipartono dai suoi spunti, ognuno meritevole di una vita di approfondimenti. E’ il racconto epico di un’era di cambiamento, è l’emozionante sguardo verso l’orizzonte, l’epifania di un uomo nuovo (di un post-uomo) ad elettrizzare il lettore pagina dopo pagina. E l’esplorazione prosegue anche tra le pareti ossee della nostra testa, sul “fronte interno”, dove è in pieno svolgimento il dramma di un essere che a malincuore rinuncia giorno dopo giorno alla centralità artefatta, alla autoreferenzialità rassicurante che si era costruito nei secoli, e cerca la sua strada in un rapporto con l’altro (tecnologico ed animale) che non è solo arricchente, ma anche necessario, perché la potenzialità operativa del nuovo uomo (più ricca, espansa, forte e complessa che in passato) non può fare a meno di partner esterni. In tale quadro, l’antichissimo concetto greco di hybris come turbamento dell’armonia e dell’ordine nel rapporto tra uomo e uomo, tra uomo e divinità va messo in crisi: il cambiamento e l’ibridazione sono le stelle polari che guidano ora il cammino, nel bene e nel male. Da una parte, la potenza creativa dei nuovi modellatori della natura, già da Nietzsche nel 1887 mirabilmente descritta: "Hybris è oggi la nostra posizione nei confronti della natura, la nostra violentazione della natura con l'aiuto delle macchine e della tanto spensierata inventività dei tecnici e degli ingegneri", dall’altra la biodinamica e l’avvento del wetware che porterà il post-uomo a esplorare ogni sua potenzialità e a crearne di nuove, frontiera dopo frontiera. Anche la concezione che vuole l’uomo costruito da un substrato profondo “animale”, di istinti brutali e semplicità (sia che si guardi ad esso con puritano terrore o nostalgico romanticismo) e da una sovrastruttura di ragione, scienza e cultura si rivela del tutto inadeguata per il post-uomo, nonché errata nei suoi presupposti: la prassi culturale, che si esplica nel rapporto con l’alterità, proprio per questo “(...) ci rende più "animali" ossia incrementa le referenze non-umane nella cosmopolis invece di diminuirle”. Un libro necessario, ostico, complesso, importante, non assimilabile alla pletora di pseudo-saggi su argomenti confinanti che hanno invaso le librerie negli ultimi anni.

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