Preghiera del mare

Preghiera del mare

Verde brillante, giallo sole. Colori dell’infanzia nella campagna intorno a Homs, per i bambini sereni che dal tetto della fattoria del nonno guardavano sorgere il sole ad oriente con una striscia color albicocca pallido. Come sottofondo, il fruscio dei rami d’olivo al vento, i belati della capra della nonna e il rumore delle sue pentole. C’è stato anche lui, Marwan, il suo bambino, in quella terra bellissima, a passeggiare con la sua mamma tra i rossi fiori selvatici. Era bella anche la città allora, quando ci hanno portato Marwan, non soltanto la campagna; bella con la sua moschea, con la chiesa, il grande suk. Adesso sembra tutto un bellissimo, lontano, lontanissimo sogno, ormai evanescente. I colori si son fatti grigi, poi neri, il bianco delle bombe nel cielo buio; sangue chiaro, sangue scuro, la luce del sole tra le fenditure della morte. Scuro anche il mare adesso, su questa spiaggia fredda affollata di voci diverse e lingue sconosciute, nemmeno la luce della luna rassicura questa notte. L’attesa del sole, che sorgerà presto, e porterà con sé sollievo e terrore. “Quanto è profondo il mare, quanto è vasto e indifferente”. Per andare dove non saranno i benvenuti. Lui terrà stretto al petto suo figlio quando “le onde ribollenti” inghiottiranno la barca, e potrà soltanto pregare. “ Perché tu sei un carico prezioso, Marwan, il più prezioso di tutti. Vorrei che il mare lo sapesse. Inshallah”…

Nel settembre 2015 l’immagine del piccolo Aylan Kurd – il bambino siriano di soli tre anni annegato nel Mediterraneo – sospinto dal mare come in un gesto estremo di pietà su una spiaggia turca e lì fotografato bocconi, come addormentato sulla sabbia con la sua magliettina rossa, è diventato un simbolo del tragico fenomeno dell’emigrazione legato alla guerra e alle persecuzioni, e a lungo ha reso inquiete le nostre coscienze. Dopo Aylan, 4176 persone hanno perso la vita in questi viaggi della (o senza?) speranza. Khaled Hosseini è noto per i suoi vendutissimi romanzi, a cominciare dal bestseller Il cacciatore di aquiloni, seguito da Mille splendidi soli e E l’eco rispose. Proprio in quest’ultimo romanzo il tema dell’immigrazione è già presente, ma l’autore è da sempre assai sensibile alla questione, in quanto si considera profugo lui stesso. Aveva circa tredici anni, infatti, quando, al tempo dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, il suo paese, mentre si trovava a Parigi con suo padre diplomatico e tutta la famiglia, si trasferì improvvisamente in America dove il genitore aveva ritenuto opportuno andare. Potremmo certo dire un profugo, un esule “di lusso” rispetto a questi poveri cristi ai quali terribilmente abbiamo quasi fatto l’abitudine, ma anche lui ha vissuto la sofferenza di lasciare la sua terra per ritrovarsi in un ambiente a lungo estraneo e troppo diverso, a cominciare dalla incomprensibile lingua. La sua sensibilità al tema si è tradotta nella Khaled Hosseini Foundation, un ente non profit al quale ha dato vita, che fornisce assistenza umanitaria alla popolazione afghana, e dal 2016 è Goodwill Ambassador dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR); a questi due enti andranno – pare per intero – i proventi di Preghiera del mare. Non si tratta di un romanzo come i precedenti ed è onesto dire che è un testo assai breve, una lettera in forma di poesia, un piccolo monologo nel quale un padre cerca di rassicurare suo figlio davanti al viaggio ignoto e spaventoso che li aspetta. Perché un figlio crede sempre a suo padre quando gli dice “Dammi la mano. Non ti succederà niente”. Anche quando il padre sa di essere incapace di proteggerlo. Al padre di quel piccolo bambino, Aylan, Hosseini dice di aver pensato allora, davanti a quella terribile fotografia, e a chiunque possa aver vissuto con i suoi figli una situazione simile. Perché “Dietro i titoli dei giornali e le statistiche che leggiamo ci sono esseri umani”. Hosseini è convinto che molto di quello che succede oggi dipenda da una cattiva comprensione della realtà e dal fatto che in pochi riflettano sul fatto che lasciare il proprio Paese non è qualcosa che la gente sceglie di fare. “Nessuno mette i bambini nella barca finché l’acqua non è più sicura della terra. […] Non è una scelta”. Quando ha presentato il libro a Londra ha detto anche: “Guardatevi allo specchio: i migranti siete voi, perché potrebbe succedere in qualsiasi momento qualcosa nelle vostre vite che vi costringe a fuggire”. Chi ha letto i suoi romanzi sa bene come Hosseini sappia toccare il cuore con le parole e questo piccolo monologo non è da meno; meravigliose sono però le tavole che lo illustrano, acquerelli dell’artista londinese Dan Williams, illustratore del “Guardian”, collaboratore di “National Geografic”, “Rolling Stones” e “The Wall Street Journal”. Si tratta di immagini che – ancor prima delle parole – sanno toccare corde profonde con i loro colori, ora freddi quando raccontano la paura e il mistero del mare che può essere spaventoso, ora caldi, caldissimi quando dicono l’amore per la propria terra. Ha detto ancora l’autore – che scrive seguendo sempre una necessità interiore, come racconta il suo editor Maria Giulia Castagnone – “Il mio lavoro è raccontare storie. Spero che questo libro contribuisca a renderci informati, perché la propaganda a volte offusca”. Non è possibile restare indifferenti mentre si sfogliano le poche pagine di Preghiera del mare, non è possibile per chi condivide lo stato di essere umano, per chi ha mai guardato negli occhi un bambino, per chi lo ha mai abbracciato. Per chi ha un figlio e prova a pensare come fosse lui davanti a quel mare, su quella spiaggia gelida e affollata a dire bugie per cancellare la paura di un bambino. Ha ragione Luigi Ippolito quando sul Corriere scrive che si tratta di un libro in controtendenza, perché questi sono tempi di odio nutrito dalla paura. Ma ha ragione ancora quando aggiunge che ignorare significa fingere, “come se distogliere lo sguardo servisse a negare la tragedia”. Inizialmente il libro è apparso sotto forma di film virtuale sul quotidiano inglese “The Guardian” nel settembre 2017; entro Natale uscirà in 39 paesi. L’edizione italiana è tradotta e prefata da Roberto Saviano, che SEM ha fortemente voluto pur aspettandosi polemiche. Le polemiche sono tante anche riguardo l’esiguo numero di pagine a fronte del costo. Ma forse comprare e leggere questo piccolo e bellissimo libro (che è un illustrato e questo influisce anche sul costo) va un po’ oltre il rapporto con un semplice libro, motivo per cui queste polemiche sono davvero inutili, a patto ovviamente che si sia consapevoli senza infingimenti da parte di nessuno. Chi si è esaltato per un nuovo romanzo di Khaled Hosseini è avvisato, quindi. Noi, che questo mare abbiamo ereditato dai nostri avi che lo chiamarono Mare Nostrum, che tanto lo amiamo e che tanto ci ha dato e ci dà, conserviamo a maggior ragione nel cuore la dedica dell’autore: “Questo libro è dedicato alle migliaia di rifugiati che sono deceduti in mare mentre fuggivano dalla guerra e dalle persecuzioni”.



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