Prendiluna

Prendiluna

Che sia una strana sera, la maestra in pensione Prendiluna, settantenne e cardiopatica, lo capisce subito mentre se ne sta seduta in veranda ad ascoltare i grilli festosi. I Diecimici, per esempio, invece di dormire come al solito a quell’ora, se ne son andati nel bosco in tutta fretta, come se volessero nascondersi. Ad un tratto, da un albero, salta giù Ariel, il gatto bianco da cui discendono i Diecimici, anzi, per meglio dire, quello che le parla è il suo fantasma visto che è morto da tempo; ciò che ha da dirle è altrettanto strano e ha a che fare con una missione. Tra otto giorni Prendiluna morirà ma entro quella data deve trovare “dieci Folli, dieci Giusti” a ciascuno dei quali dovrà affidare un micio, se non ci riuscirà “sarà la fine di tutto, e il mondo verrà annientato”. Nel frattempo, nella Clinica Roseto ‒ che in realtà è un manicomio – due Pazzienti hanno fatto lo stesso sogno (un Bis-sogno, o meglio un Trisogno, direbbe il saggio Cornelius Noon), sanno che Prendiluna deve portare la lista dei dieci Giusti al Diobono, e loro vogliono assolutamente accompagnarla per “sgridarlo e forse bastonarlo per bene perché in questo modo forse si pentirà e toglieremo un po’ di dolore a questo mondo”. I due, per la precisione, sono l’epilettico Dolcino e l’urlatore Michele che dice di essere l’Arcangelo, entrambi ex alunni di Prendiluna e sono intenzionati ad ottenere il permesso di uscire per cercare la vecchia maestra dal loro dottore, lo psichiatra Felison, sempre infelice e attaccato al suo smartafone, in quanto anche lui colpito dalla terribile e virulenta epidemia di schermofilia. Ma il dottore non ha alcuna intenzione di farlo e tocca evadere nottetempo, questione di vita o di morte. Intanto Prendiluna ha messo i Diecimici in una valigia a rotelle, ha preso la corriera – che dai suoi tempi ha cambiato nome e ora si chiama Bus Suburbano ed è “un drago rosso con le antenne” e la presa per ricaricare il telefonino – ed è partita alla ricerca dei dieci Giusti; ha in mente qualche ex collega (e un po’ ex fidanzato) come il professore di greco Aiace, qualche ex alunno come la timida Clotilde, ma bisogna trovarli, conoscere le loro storie e capire se son adatti alla missione, quindi scegliere il gatto adatto ad ognuno tra Hanta il Rosso cacciatore e sessuomane, Jorge esoterico e telepatico, Gonzalo irascibile e guerriero e tutti gli altri. Gli ostacoli saranno molti, pericolosi e imprevedibili. Riusciranno Dolcino e Michele a trovare in tempo Prendiluna e a “spaccare il santissimo muso” al Diobono? Riuscirà Prendiluna a portare a termine la missione, a trovare dieci Giusti e a regalare tutti i Diecimici? E soprattutto, chi sopravvivrà tra i nostri eroi nello scontro finale nella terribile università Maxonia dove sembrano aspettarli nemici spietati?

La trama semplice e lineare di questa favola surreale di Stefano Benni, autore che non ha bisogno di presentazioni e da anni ha tantissimi fan, non induca a pensare che si tratti di una storiella banale senza capo né coda. Le situazioni e i personaggi, infatti, raccontano come fosse una satira pungente, ma pure divertente e divertita, il nostro mondo e il nostro quotidiano mettendone a nudo eccessi, mali, superficialità, ipocrisie, vanità. I moltissimi riferimenti colti sparsi a piene mani si combinano con i giochi linguistici nei quali Benni è maestro; gli effetti sono certo comici ma spesso i sorrisi (e a volte le risate) si accompagnano ad una malinconica riflessione su quello che viviamo ogni giorno. Ci fanno ridere i trumpini, personaggi arroganti, spocchiosi e più o meno vagamente razzisti, ma senza difficoltà risaliamo all’ispiratore dell’invenzione linguistica con un po’ di consapevole amarezza; ogni volta che incontriamo un personaggio colpito dall’epidemia di schermofilia sorridiamo, ma per un attimo ci chiediamo se in qualche modo ne siamo stati contagiati; ci diverte moltissimo il colto professore di greco, frustrato a causa del suo carattere impossibile, che sfoga le sue insoddisfazioni sulla tastiera del computer dove diventa l’hater che ne ha una per tutti, ma allo stesso tempo riconosciamo una inquietante realtà sempre più diffusa sui social dove diverte decisamente assai meno. Non si sa bene se tutta la storia sia reale o un sogno o soltanto frutto di una illusione; un tocco di suspense, acuti giochi di parole, rimandi di ogni tipo – il gatto Ariel porta il nome di un famoso angelo della schiera celeste, o forse di un demone; meravigliosa la coppia Dolcino (ed è chiaro il riferimento al millenarista eretico morto sul rogo nel 1307) e Diobono ‒, gioco di equivoci, ironia, leggerezza che cela profondità: questa favola allucinata e visionaria non deluderà i fan di Benni e conquisterà chi lo legge per la prima volta. A lungo resteranno nel cuore gli strambi Diecimici, lo scienziato Cervo Lucano che vuole insegnare a creare un mondo migliore al suo esercito di insetti i quali erediteranno quello che l’uomo sta distruggendo, la centenaria Suor Scolastica in carrozzella che non riesce a dormire a causa del peso dei suoi terribili peccati e a suon di alabarde conquisterà la redenzione, e tutti e ciascuno degli altri personaggi. Quando un libro fa ridere, scoprire qualcosa di nuovo e riflettere è sempre un bel libro. E questo è proprio così.



 

 

 

 
 
 
 

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