Preoccupati dei vivi

Preoccupati dei vivi
E' notte, Omero corre verso il casale dove lo aspetta Marta. I due sono fidanzati da tempo ma hanno fatto l'amore sì e no quattro volte, che da quando è scoppiata la guerra Omero è andato in montagna a fare il partigiano. A Marta invece è toccato fare da staffetta tra una brigata e l'altra di partigiani, a portare avanti e indietro le notizie. E di lavoro ce n'è tanto, perché anche se quello di Omero è il gruppo più piccolo di tutta la bassa reggiana è il più attivo e il più temuto di tutti. Omero deve consegnare a Marta il rapporto dell'ultima azione, il sabotaggio di un ponte nei paraggi, ma per questo c'è tempo. Dopo aver fatto l'amore Marta si riveste ed esce a consegnare la notizia  ma poco dopo è già di ritorno. E' sconvolta, i lineamenti alterati dalla paura: “tutti morti, son tutti morti!”...
Andrea Moretti costruisce il suo romanzo su un fatto vero: l'uccisione di sette partigiani avvenuta all'alba del 15 aprile 1945 a Rolo, un piccolo comune della bassa reggiana, da parte di una squadra di fascisti. Su una cosa però la Storia non ci dice tutto: se quell'eccidio fu frutto del caso o di una soffiata da parte di una spia. Ed è da questo punto che l'autore fa partire la sua storia, e quella del protagonista di questo libro, che dopo trent'anni decide di tornare il quel piccolo paese per scoprire una volta per tutte come sono andate le cose. “Preoccupati dei vivi” infatti, oltre ad essere una storia partigiana, è anche una storia degli anni '70, una riflessione su che cosa ne è oggi dei valori della Resistenza. L'intreccio, che avvince il lettore fino all'ultima pagina, si sviluppa perciò su due binari: quello del ricordo (ambientato nel '45 e scritto al passato) e quello del presente (ambientato nel '75 e scritto al presente). Tutte le vicende sono narrate in terza persona, ma la voce narrante è molto vicina al personaggio di Omero. Il lettore si trova a condividere con lui la paura di essere scoperto dai fascisti, degli agguati, il dolore per la morte dei compagni; e le riflessioni di uomo adulto che deve fare i conti con il suo passato e con un figlio che gli dà del borghese. La scrittura di Andrea Moretti, semplice e diretta, scandita qua e là da espressioni dialettali, è un tuffo negli anni più contraddittori e difficili della nostra storia: quelli della lotta partigiana e quelli della lotta armata degli anni di piombo. Trent'anni di differenza ma una sola domanda: qual è il confine tra resistenza e terrorismo?

 

 

 

 
 
 
 
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