In presenza di Schopenhauer

In presenza di Schopenhauer

Nei primi anni Ottanta del secolo scorso, il venticinquenne ‒ o al massimo ventisettenne ‒ Michel Houellebecq ha già alle spalle una vasta e approfondita conoscenza delle opere di Baudelaire, Dostoevskij, Lautréamont, Verlaine, di quelle di quasi tutti gli autori romantici, di molta fantascienza. Ha letto la Bibbia, i Pensieri di Pascal, Anni senza fine e La montagna incantata. Il cospicuo numero di letture di prim’ordine collezionato è tale da fargli ritenere di essere ormai giunto al termine di un ciclo fondamentale della sua scoperta letteraria. Ma nel giro di pochi minuti lo sensazione muta del tutto. Il giovane varca la soglia della sede distaccata della biblioteca municipale del VII arrondissement, posta nel quartiere Latour-Mauburg, e prende a prestito Aforismi sulla saggezza della vita di Schopenhauer. La lettura di questo testo provoca in lui un vero e proprio sommovimento interiore. Nessun filosofo fin qui letto gli ha procurato tanta piacevolezza e conforto. Le due settimane successive le impiega a correre da una libreria all’altra di Parigi per procurarsi Il mondo come volontà e rappresentazione fino a trovarne una copia di seconda mano…

Prolifico scrittore, poeta e saggista di successo, Michel Houellebecq è una personalità controcorrente. Un irregolare, che ha fatto della lateralità il suo tratto distintivo. Tale caratteristica identitaria si rivela ancor più evidente in questo nuovo libro, il cui genere oscilla tra il memoir intellettuale e il trattato filosofico. Si tratta infatti di un testo che è cronaca di vita e pensiero, condensato della sua passione per un pensiero filosofico percepito e vissuto come proprio. Una seduta psicoanalitica a porte aperte, in cui l’autore rilegge la propria attività letteraria alla luce dell’incontro, in giovane età, con l’opera di Arthur Schopenhauer, con l’obiettivo di scovare le coordinate della geografica interiore sulla quale ha poi costruito la propria vicenda umana e letteraria. Con il susseguirsi delle pagine si assiste di fatto a una vera e propria confessione ad alta voce, nella quale Houellebecq ci confida di avere scovato nel pensiero del grande filosofo prussiano un’insperata forma di solidarietà umana elaborata in forma di principio esistenziale, la consolazione di riconoscersi legittimamente infelici e la necessità di ribellarsi alla crudele dittatura dei desideri. Per questa via il libro risulta percorso da una vibrante tensione liberatoria che pulsa di vita in un racconto sofferto e sincero, sostenuto da una scrittura terapeutica non solo per l’autore.



 

 

 

 
 
 
 

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