Presto con fuoco

Uno dei più grandi pianisti del suo tempo, ormai anziano, vive appartato in una villa in Svizzera e il suo isolamento, la sua distanza dal mondo, riflette la distanza che sente nei confronti della musica. Perché chi suona il pianoforte è separato dal suono, le corde non segnano i polpastrelli, il corpo non aderisce al suono; la magia e la suggestione hanno origine da una serie di tasti, cinghie e corde avvitate intorno a perni d’acciaio e lui, esecutore perfetto, vuole aggredire il pianoforte affinché le note aderiscano alle sue emozioni. Eppure non lo fa, perché è solo riflettendosi nel legno lucido del suo Steinway che riesce a vedere la sua vera immagine; oppure suonando la sua ossessione, la ballata in fa minore di Chopin, la musica che gli ha cambiato la vita. Tutto è iniziato diversi anni prima a Parigi, in un caldo giorno di giugno in cui persino la Senna sembrava esausta, un giorno in cui uno sconosciuto è rimasto più di cinque ore ad ascoltarlo suonare sotto le finestre della sua casa sul Quai d’Orleans. Lo sconosciuto era anche lui un musicista, un esule, fuggito dall’Unione Sovietica e aveva con sé un manoscritto, una versione diversa della ballata di Chopin e lui non avrebbe mai potuto immaginare che esistessero due finali diversi, una giovane donna di nome Solange, un ufficiale nazista di nome Werth e nemmeno che in quello spartito avrebbe riletto la sua vita. Perché la ricerca di Chopin per lui si declina nella ricerca di una calligrafia delle passioni. “Non parlatemi di Frédéric Chopin e se lo fate sappiate che di lui so tutto. E quel che è peggio ora so anche tutto di me stesso”…

Roberto Cotroneo è un noto giornalista, critico, scrittore e fotografo italiano che ha diretto le pagine culturali di “L’Espresso”. Questo è stato il suo primo romanzo, l’opera con cui nel 1996 ha vinto il Premio Selezione Campiello e il Premio Fiesole Narrativa Under 40. I riconoscimenti sono certamente meritati, tanto che La Nave di Teseo ha deciso di dare nuova vita al testo. Grazie a una narrazione appassionata e romantica e a una lingua impeccabile l’autore trasmette grande amore per la musica. La scelta di non rivelare il nome del protagonista fa immergere ancor di più in un mondo fatto di concerti, incisioni e stranezze di compositori e interpreti, sullo sfondo di grandi città della cultura e del sogno come Parigi. Il giallo della ballata di Chopin fa ripercorrere diverse tappe della storia otto-novecentesca e si trasforma in un percorso di ricerca interiore attraverso cui il pianista, svelando Chopin, si svela a se stesso. Nel romanzo il legame tra musica e vita è inestricabile, tanto da portare il lettore a chiedersi insieme al protagonista: Che tonalità avrà avuto quell’evento della mia vita? Oppure che melodia suonerà l’universo? Qual è la musica di Dio? Purtroppo, per quanto interessante e appassionante, il testo non è privo di difetti. La trama è esile rispetto al numero di pagine, occupate da un narratore che porta all’eccesso le digressioni musicali, facendo proprio ciò che dice di detestare negli altri: “Detesto proferire parola sulla musica e odio tutti i musicisti che scrivono libri”. Il protagonista, inoltre, ironizza sul plauso e gli onori che la critica gli attribuisce e prova un senso di insicurezza e inadeguatezza, ma non esita ad autodefinirsi un genio di grande talento, risultando in ultima istanza autoreferenziale e offuscando i personaggi secondari, che avrebbero sicuramente meritato più spazio.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER