Prigionieri

Prigionieri
Los Angeles. Daniel Bloom fa lo sceneggiatore cinematografico. In diciassette anni quattordici copioni, tutti più o meno di genere action: otto venduti, tre arrivati davvero sullo schermo, uno di grande successo, "Luna di miele a Helsinki", un titolo idiota imposto dal regista invece dell'originale "Prigionieri". Titolo idiota o no, Daniel ci ha fatto cinque milioni di dollari che ha trasformato in una casa spaziosa, scuole private per suo figlio Zack e la libertà di non lavorare per sua moglie Caroline. Già, Caroline: con la moglie non ha quasi più rapporti sessuali, e tira avanti tra affetto, indifferenza e qualche rancore, mentre Zack ha tutte le fisime degli adolescenti; entrambi sono molto impegnati nella preparazione del bar mitzvah del ragazzo, un appuntamento importante per una famiglia di origine ebraica. L'agente di Daniel, Holden Stein (ma ogni tanto l'uomo cambia nome, per motivi oscuri) inorridisce quando lo sceneggiatore gli rivela a cosa sta lavorando: la storia di un killer che fa fuori uno dopo l'altro i big della politica statunitense e in qualche caso i loro cari, braccato per modo di dire da un poliziotto che in realtà non riesce a non fare il tifo per il terrorista. Una roba del genere non troverà mai un produttore disposto a sborsare un centesimo e rischia di fottergli la carriera per sempre, garantito. Inaspettatamente però Hollywood trova l'idea geniale, e fior di divi liberal si fanno avanti per avere un ruolo nel film. Intanto Daniel e la sua famiglia incontrano un rabbino decisamente anticonformista che scatena nello sceneggiatore una bizzarra crisi mistica a base di elucubrazioni cervellotiche e droghe sperimentali, una crisi che minaccia di travolgere il suo matrimonio e che lo porta fino nel lontano Israele...
Todd Hasak-Lowy è diventato grande. Dopo l'esordio sulla distanza breve di Non parliamo la stessa lingua, ora debutta come romanziere con un libro maturo, complesso e profondo ma sempre gradevole, sotteso di un umorismo dissacrante e pensoso al tempo stesso. Il tramonto - o per meglio dire il naufragio, la frana, l'Armageddon - dell'era Bush prima ancora che alle urne nel consenso del popolo americano e nel suo immaginario collettivo viene registrato dallo sguardo ironico dello scrittore di Detroit, che però non rinuncia a una sotterranea, fremente, sacrosanta rabbia. Non solo critica sociale e politica in salsa democratica, però: c'è una storia familiare che è la storia di molti (i veri prigionieri del titolo?) analizzata con acume e sensibilità, c'è un approccio satirico e sarcastico alla cultura ebraica moderna (forse la parte meno godibile del romanzo per i lettori italiani, per ovvi motivi), c'è un ritratto vivido di un Israele colorato di contraddizioni e di fascino. E c'è l'ombra di un killer che trasforma in piombo carne e sangue molto sangue - quello che molti di noi vorrebbero fare, mettendoci per una volta di fronte alle conseguenze delle nostre sempre vane dichiarazioni d'intenti.
Leggi l'intervista a Todd Hasak-Lowy

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER