Prigionieri del fuori

Prigionieri del fuori

Politica, lavoro, identità, ideologia sono i quattro macro capitoli che raccolgono scritti e riflessioni di vari autori scaturiti da un Seminario della Libera Università del Sapere Critico tenutosi nel 2016 presso il Centro Studi Movimenti di Parma. Le migrazioni sono innanzitutto una questione politica, prima che economica, ma proprio la post-politica dei giorni nostri si rifiuta di affrontarle come tali, perché, se l’economia ne ha bisogno per nuove forme di lavoro a basso costo, la politica, a sua volta, ne ha bisogno in quanto “supplementi fantasmatici all’assenza di un vero nemico politico”. La spia di questa manipolazione e dello svestimento da soggetto politico a oggetto, sta anche nelle scelte linguistiche che trasformano un’emergenza umanitaria in “un’invasione”, o, peggio, “un’emergenza sociale”. Nel tempo despazializzato del post capitalismo, il denominatore comune dell’accoglienza in UE sono la selezione differenziale e l’esternalizzazione dei confini. L’Europa non riesce a promuovere una visione integrata né tanto meno politica del fenomeno, ma dà una risposta immediata con Frontex che è il prologo alla creazione di una forza di polizia, e veicola l’idea che, mentre la circolazione delle merci ha una propria sacralità ormai totemica, quella delle persone è qualcosa da guardare con sospetto e limitare. Imprescindibile per una corretta analisi del fenomeno sociale delle migrazioni e del loro impatto sulla società occidentale è l’analisi del loro sfruttamento a fini economici. Uno dei concetti da cui parte la sezione dedicata al Lavoro è quello dei confini e del loro rapporto col Capitalismo del XXI secolo, a partire dal concetto marxista di cannibalismo del capitale e del suo “irreprimibile impulso a violare i confini” intesi come limite geografico alla circolazione del capitale e delle merci. L’analisi della rivoluzione cibernetica subita dal Capitale e della nuova, accresciuta intensità del lavoro è imprescindibile per capire la funzione che la forza lavoro ricopre nella finanza globale e la crisi della società salariale che, a partire dagli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, ha legato il concetto di sicurezza a un valore prettamente economico: sicurezza del lavoro, dei diritti, delle garanzie sociali e che si ritrova oggi a supplire al vuoto in cui sono caduti questi concetti con succedanei che fanno leva sul senso di fragilità che assale l’uomo contemporaneo nel post capitalismo…

Prigionieri del fuori è una raccolta di scritti – che si potrebbe osare definire esaustiva – che danno conto delle analisi in corso nel mondo contemporaneo del fenomeno globale delle migrazioni. I saggi e le interviste che lo compongono sono un’organica ricostruzione non solo del movimento dei popoli, ma anche del fenomeno della precarizzazione che investe progressivamente tutto il globo e il suo sistema di confini. Particolare attenzione è dedicata al sovranismo e all’evoluzione del concetto di identità e delle sue interconnessioni con i processi di globalizzazione capitalistica che hanno preso avvio dalla creazione di un’area di libero scambio con gli Accordi di Bretton-Woods del 1944. La globalizzazione – analizzata in questo testo in tutte le sue sfumature economiche politiche e sociali e nei suoi riverberi di disuguaglianza che ha generato non solo nei diversi Paesi ma anche nelle classi sociali dei Paesi occidentali come il nostro – è in realtà tutto meno che “globale”, è in realtà un fenomeno che riguarda solo una parte del globo, quella che cerca di esportare le proprie regole ed imporle all’altra. Un testo, questo, corredato da una ricchissima bibliografia ragionata, imprescindibile non solo per gli studiosi del fenomeno, ma per chiunque voglia affrontare la complessa questione delle migrazioni in maniera complessa ed articolata, che travalichi la retorica della narrazione politica attuale per inquadrare il fenomeno nelle complesse dinamiche del declino del capitalismo.



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