Prima che tu venga al mondo

Prima che tu venga al mondo

I bambini hanno la predisposizione a vivere ogni volta come se fosse la prima, è la bambinitudine: ma quando è stata l’ultima volta che Massimo, cinquantacinque anni, ha vissuto una prima volta? Quando la sua compagna ha un inspiegabile ritardo, spiano ansiosi il test di gravidanza. Sono solo tre minuti di attesa, ma in quel breve tratto di tempo gli scorre davanti agli occhi tutta la sua vita, ogni suo compleanno una foto con la torta “Tartufata” e il numero dei parenti che si riduce. Per Massimo non è mai stata una priorità diventare padre solo perché diventare padre voleva dire non essere più figlio e perdere tutta una serie di “benefici non negoziabili, come l’irresponsabilità e la libertà creativa”. In realtà Massimo non si era fatto una famiglia perché aveva rimosso il ricordo della sua famiglia e si può desiderare solo quello che si ricorda. Il test dice che Simona non è incinta e Massimo sprofonda con una vertigine in un vuoto infinito, in quel preciso momento Massimo capisce, anzi ricorda che desidera un figlio. Non prendono più precauzioni, se dovrà succedere succederà. Dopo un mese, mentre sta viaggiando in taxi, Simona gli dice che sono “incinti”. Anche se solitamente ha la sensazione di giocare con la realtà, quella è realtà vera…

Prima che tu venga al mondo è il racconto commovente, ironico e delicato della scoperta di Massimo Gramellini, a cinquantacinque anni, del suo inatteso desiderio di paternità. Le pagine sono la trascrizione di un immaginario dialogo, profondo e intimo, dell’autore con il figlio Tommaso nel lungo periodo d’attesa che precede il concepimento e la nascita. Nove mesi di gestazione necessari perché lo “spermatozoo attempato”, dopo aver tagliato il traguardo, porti a compimento la trasformazione; nove mesi fondamentali perché si completi il quadro dei ricordi familiari e Massimo possa diventare padre. Una doppia irreversibile metamorfosi. Un capitolo per ogni mese, in cui l’autore scrive al suo bambino una lettera, che è anche un testamento spirituale, una dimostrazione d’intenti, una confidenza di timori, di gioie, di emozioni, e soprattutto il racconto di quel profondo senso di inadeguatezza che travolge ogni futuro genitore, quando prende coscienza di essere veramente in procinto di avere un figlio. Gramellini non censura i pensieri “sbagliati”, non nasconde che di fronte al monitor ecografico non prova niente, è di una sincerità disarmante e leggera. In mezzo al flusso continuo di pensieri, preoccupazioni, ricordi, emergono, come associazioni d’idee spontanee, fatti di cronaca che provocano emozioni e stimolano riflessioni. Un libro soffice e fresco, pieno di aspettative e di promesse, che sembra essere il contrappunto positivo e maschile del testo travolgente e doloroso di Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato. “Sto per conoscere te” è l’ultima frase scritta da Gramellini, ma il lettore mentre chiude il libro non può evitare di aggiungere tra sé: “…e per fortuna la vita non sarà più la stessa”.



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