Prima del gelo

Prima del gelo

Jonestown, novembre 1978. Nascosto tra le piante, rabbrividisce di paura, pensa che Jim gli sguinzaglierà dietro i cani; sicuramente a quest’ora ha controllato e avrà scoperto che lui non è tra i corpi. Solo ora si rende conto che anche Maria e la bambina sono morte. Le lacrime scendono sulle sue guance. Eppure avevano sussurrato tra loro degli occhi inquieti di Jim, diventati freddi e incapaci di voler bene. All’inizio avevano creduto di aver trovato il loro paradiso, ma dopo poco qualcosa era cambiato. Jim, era cambiato. Ossessionato dall’imminenza del giudizio, li aveva riuniti in preghiera: “Solo morendo potremo sopravvivere”, aveva detto e non c’era niente di spaventoso nelle sue parole: i genitori avrebbero dato il cianuro ai figli, poi lo avrebbero preso loro stessi e se qualcuno non ci fosse riuscito ci avrebbe pensato personalmente Jim o uno dei suoi fidati collaboratori. L’ultimo a morire sarebbe stato Jim Warren Jones, colui che aveva riconosciuto la strada giusta, quella stabilita da Dio. Forse avrebbero dovuto andar via, ma come abbandonare la vita che si erano scelti? Nascosto dietro l’albero lui non si risolve a lasciare il suo nascondiglio. C’è silenzio, troppo silenzio…

Prima del gelo è un poliziesco di Henning Mankell, autore svedese recentemente scomparso, molto conosciuto anche in Italia per i suoi romanzi che hanno come protagonista il commissario Wallander. In questa storia però il ruolo principale è riservato alla figlia Linda, che ha scelto di seguire il padre nella Polizia e, in attesa di entrare in servizio, si trova a svolgere un’indagine parallela perché tra gli scomparsi c’è una sua amica. I personaggi, per quanto in alcuni aspetti singolari, sono figure semplici, ben delineate, vivono relazioni complesse che rispecchiano la realtà contemporanea. L’investigazione si intreccia ai rapporti interpersonali tra padre e figlia: gli eventi del passato che li riguardano e che sono riportati in romanzi precedenti emergono in maniera naturale nella narrazione dei fatti, per cui sia il lettore affezionato che chi per la prima volta legge del commissario acquisisce le informazioni necessarie a conoscere in modo approfondito senza che la lettura ne sia appesantita. Il ritmo narrativo in alcune parti è un po’ lento, ma le descrizioni degli ambienti, della natura sono così ben fatte che in alcuni casi il lettore ha l’impressione di sentire addosso l’umidità della pioggia o di essere immerso nell’oscurità del bosco. Henning Mankell aveva la particolarità di legare ogni suo racconto a tematiche di attualità: in questo romanzo si cimenta con la triste realtà delle sette religiose e del fanatismo che le alimenta. Un giallo ben costruito, scritto bene, con una giusta dose di suspense e tanta malinconia.



 

 

 

 
 
 
 

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