Prima di scomparire

Prima di scomparire
Parigi è una città assediata, quasi allo stremo: tutto è razionato e non c'è energia elettrica. Gli ultimi anni l'hanno ferita profondamente, e non è ancora finita. Dopo crolli in Borsa, bancarotte, scioperi, carestie, guerriglia politica, sommosse popolari, quando sembrava che la nazione stesse pian piano ritrovando la strada per la normalità, era scoppiata l'epidemia. Febbre, convulsioni, macchie viola sulla pelle, capelli che cadevano a ciocche e in pochi giorni le persone infettate da un agente patogeno sconosciuto trasmesso per via sessuale diventavano una sorta di zombie rabbiosi capaci di inaudita violenza, dominati dal desiderio di uccidere. Si era scoperto che le persone con gruppo sanguigno AB erano particolarmente vulnerabili alla malattia, e quindi tutti i cittadini francesi AB erano stati confinati in appositi “Centri di monitoraggio”, invano: l'epidemia dilagava, e la Francia era scivolata nel caos più totale. Intere città erano cadute: gli infettati non agivano più come bestie isolate, ma si erano armati ed organizzati in un esercito letale. E guerra fu: e guerra è ancora oggi, con le forze NATO e le armate francesi impegnate a riconquistare il territorio e al tempo stesso a difendere Parigi dagli attacchi degli infettati. Antoine Kaplan, ex internato AB, ha 45 anni e fa il medico (“Ispeziono la gola e prendo le pulsazioni alla gente, faccio il mio lavoro in modo dignitoso, passo il mio tempo libero appagando qualche desiderio legittimo, e mi va bene così”). Il suo compito è identificare ai primi segni i nuovi infettati e segnalarli alle autorità, che provvederanno tempestivamente a sopprimerli prima che diventino pericolosi. Suo figlio, l'ombroso Baptiste, è al fronte. La sua bella seconda moglie Hélène è autrice assieme alla sorella Mimì di un fumetto di successo. Un tran tran familiare un po' sinistro, ma pur sempre un tran tran. Finché un giorno Hélène - con la quale a dire il vero ultimamente le cose non vanno gran che bene - non scompare senza lasciare traccia. Una disgrazia? L'infezione? Una fuga d'amore? Antoine non sa che pensare, e si rivolge alla polizia. L'indagine e le sue riflessioni parallele lo portano a interrogarsi sulle ombre della sua vita...
Il giovane cineasta francese Xabi Molia  (premiato al Tokyo International Film Festival e al Festival del cinema di Stoccarda per “Huit fois debout” del 2009) segna un capitolo importante nella storia della letteratura di genere catastrofista grazie al suo approccio profondamente innovativo. Immaginate di trasferire di peso l'impianto estetico e tematico della nouvelle vague in un plot che fa pensare a La città verrà distrutta all'alba, spruzzate un po' di Jean-Paul Sartre e avrete solo una pallida idea di quello che vi aspetta leggendo Prima di scomparire. A metà strada tra François Truffaut e George Romero c'è la Parigi di Molia, che però non si limita a  tentare questa ardita ibridazione, fregandosene dell'atavico disprezzo dei fautori del nouveau roman per la narrativa di genere, soprattutto di questo genere, mon dieu! C'è di più. Qui la pandemia infatti si fa ancor più metaforica del solito, perché l'attacco degli infettati assume i connotati della guerra civile, si pone al centro di un dibattito politico, filosofico e perché no antropologico (con tanto di organizzazioni paramilitari che progettano un'improbabile alleanza con l'esercito “zombie” e una sorta di libello clandestino che predica la necessità dell'estinzione del genere umano che si diffonde con la velocità di un 50 sfumature di grigio tra la popolazione parigina), e non mancano i rimandi alla situazione politica e sociale francese odierna, non sempre però comprensibili per il pubblico italiano.

Leggi l'intervista a Xabi Molia

 

 

 
 
 
 
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