Primi riti del dolce sonno

Primi riti del dolce sonno

Narcolessia. Nar… co… les… sia. Letto così. Lentamente, scandendo ad occhi chiusi una parola ed una sindrome che parla di buio, solitudine, incomprensione, impossibilità di partecipare alla vita stando desti, sempre sospesi a metà tra la luce e il sonno più profondo, nel primo periodo della malattia privo di incubi, poi tormentato da allucinazioni e paralizzato da muscoli in tensione, bloccati, rattrappiti. Mico, Tati e il narratore – affetti da quella comunemente conosciuta come malattia del sonno - decidono di rendere concreto il Programma e l’Atto finale in una villa disabitata sulla cima di una collina. Ogni cosa è decadente, ogni cosa sa di umido, frutta marcia, barbiturici e corpi nudi stesi a terra, persi nel sonno indotto, sonno che odora di morte. Dieci giorni, giorni lunghissimi, tutti uguali, giorni che avvicinano all’obiettivo finale: addormentarsi per sempre per non soffrire più, per non dover più subire una condizione che fa perdere i contorni di se stessi...
Misia Donati (pseudonimo di Pietro De Angelis) è un musicista o un musicante. Di parole, però. Le pagine sono attraversate da un ritmo oppressivo, come fosse una litania infinita di cui non si intravede la fine pur sapendo che sta arrivando, eppure è ritmo letargico, che scava buche nella terra secca, dove niente può fiorire. Affronta un tema delicato, racconta lucidamente una sindrome gravissima per cui cura non c’è. Delicata la sua scrittura, e allo stesso tempo invasiva come uno spillo che si pianta gradualmente nella pelle, angosciante come un pozzo senza fondo. Intimista nelle descrizioni delle membra sciolte come tessuti sul pavimento, di capelli che sfiorano visi, di occhi che non si muovono, di respiri appena percettibili, di anime cariche di determinazione perché disperate, eppure impaurite. Il terrore viene smorzato dai farmaci, in quantità sempre più massiccia. Un grido al silenzio, una richiesta di aiuto non accolta nella cornice di un piano irreversibile ai confini di un sonno che uccide e porta pace. Ci piace immaginare sia così. Da questo romanzo di Donati è nato il Narcolepsy Project, un progetto di trasposizione multimediale del libro in altre forme artistico-culturali (una mostra pittorica, un art-video, un happening teatrale, una linea di conceptual streetwear, un blog collettivo).

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