Principessa

Principessa
Cosa succede quando un corriere della droga, appena approdato a Milano da Dortmund per una consegna come le altre, si ritrova a nascondersi da feroci inseguitori pronti a farlo fuori? In questo caso il malcapitato delinquente si ritrova chiuso in un appartamento, “il nido”, in attesa di non si sa bene di cosa, forse di salvare le penne, e trascorre le giornate colme di noia in questa casa sconosciuta insieme a un ragazzo dalla doppia e misteriosa vita, “la principessa”. Il corriere, costretto tra quattro mura e con scarsa libertà di uscita a causa del rischio che lo aspetta fuori, cerca di avvicinare lo suggente anfitrione, appassionato solamente di vecchi film in bianco e nero, in modo da poter mettere le mani su un presunto malloppo che il ragazzo nasconderebbe in camera…
Gianfranco Calligarich comincia a scrivere giovanissimo: prima, negli anni sessanta, lavorando a Roma come giornalista, e vincendo allo stesso tempo il premio Inedito col suo primo romanzo L’ultima estate in città, poi come sceneggiatore per il cinema e la televisione. Firma quindi per la rai vari e importanti sceneggiati fino agli anni novanta, quando si mette a scrivere per il teatro. Terminata anche questa esperienza Calligarich riprende, ormai superata la soglia del xxi secolo, la scrittura narrativa. Questo preambolo è doveroso per un uomo che ha sempre fatto della scrittura, e di tutte le sue manifestazioni, un mestiere e una passione. Inutile dire che tutti questi anni di esperienza non sono trascorsi invano: Gianfranco Calligarich è una di quelle sorprese dell’anno (e dico dell’anno perché lo aspettavamo da tempo e non perché prima non ne conoscessimo le capacità) che vorremmo diventasse ricorrenza fissa. L’autore gioca magistralmente con le parole e col racconto, ma anche con le immagini, perché salta subito all’occhio il suo passato da sceneggiatore. Il tipo di narrazione che ci troviamo di fronte scorre come una pellicola cinematografica, i gesti sono ben visibili, quasi tangibili, e la scelta stilistica di raccontare i fatti a partire dalla loro conclusione ci tiene incollati alle pagine come un presagio di qualcosa di imminente e di tragico. La tensione noir è comunque alleggerita e resa più viva dal rapporto tra il corriere di droga, dai quali occhi guarderemo alla storia, e il suo anfitrione, entrambi esempi di solitudine e noia, di incertezze e paure, tanto da farci solidarizzare con le loro storie, losche o meno che siano. È la prima volta che Milano fa da sfondo alla narrazione di Gianfranco Calligarich, nato e cresciuto nel capoluogo lombardo, ma ben presto trasferitosi a Roma, luogo di ambientazione prediletto dall’autore. La Milano che leggiamo in Principessa è forse un po’ surreale e troppo nebbiosa per essere vera ma ci regala le contraddizioni che la caratterizzano e che la rendono affascinante, quantomeno come scenografia per un romanzo noir. Calligarich ci mostra una città cupa ma allo stesso tempo intrisa di ironia (i “cinomilanesi” che parlano un dialetto perfetto sostituendo le elle alle erre sono tanto veri quanto comici), chi la abita e chi la conosce non potrà che apprezzarne alcune descrizioni. L’autore ribalta alcuni stilemi fondamentali del genere noir, mostrandoci la parte più debole - e anche più interessante - del genere umano. I sorrisi, o le vere e proprie risate che ci accompagnano nella lettura, non fanno altro che spingerci veloci verso le pagine finali del libro, e il punto di chiusura sta lì a guardarci facendoci sperare in una prossima pubblicazione possibilmente non troppo lontana.

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