Processo a Rolandina

Processo a Rolandina

Venezia, settembre 1353. Una donna cammina e vende le uova fresche. Lo fa ogni mattina. I passanti la notano per la sua avvenenza e per la sua stranissima grazia, pur essendo evidentemente una popolana. Rolandina la mattina vende le uova ma la notte, tra le stesse calli percorse alla luce del sole, si prostituisce. Rolandina, lo scoprirà uno dei suoi clienti, non è una donna come tante: è un uomo. E questo fa immediatamente divampare lo scandalo. Venezia nella seconda metà del Trecento affronta una grave crisi economica e sociale dovuta alla peste che l’ha colpita nel 1348. Lentamente nella popolazione si è consolidata la convinzione che le pestilenze e le crisi siano mandate da Dio per punire gli uomini dei loro comportamenti abietti. E cosa ci può essere di più abietto della sodomia? Rolandina va cercata e va punita. Va estirpato “il male” prima che una nuova e più disastrosa peste si abbatta su Venezia e sui veneziani. Toccherà al doge, ai suoi uomini, decidere della sorte di Rolandina. Ascoltare la sua storia: arrivato da Padova dopo un matrimonio con una donna dall’esito disastroso, Rolando capisce che il suo aspetto androgino resterà per sempre la sua macchia. Non riesce a giacere con le donne. Si sente egli stesso una donna. La sua è una vita di emarginazione e sofferenza. La sua morte potrà salvare la città da nuove pestilenze?

Marco Salvador è uno studioso del Medioevo e ha all’attivo molti romanzi ambientati in quel periodo storico. Questa volta la sua impresa è impegnativa. Raccontare la storia – realmente accaduta – di Rolandina (probabilmente il primo transgender o ermafrodita veneziano) è una narrazione impegnativa perché tocca, e Salvador lo sa bene, temi che hanno attraversato i secoli per essere ancora attuali anche nella nostra società. Rolandina è vista come il coacervo di tutti i mali. Un essere impuro, un sodomita che va messo al rogo e bruciato, per far sì che la città sia salva dalla peste, che i veneziani siano al sicuro dalle malattie e dalla conseguente povertà. Quello che emerge dalla ricostruzione storica che Salvador propone (tutti gli scambi epistolari dei nobili veneziani a cui spettava il compito di giudicare Rolandina) è una umanità completamente terrorizzata dalla diversità. E solo un uomo, Marco Giustinian, tenterà invano di salvare dal rogo il giovane transgender: ma mettersi contro la morale comune è qualcosa che, da soli, diventa una impresa titanica. Dal Medioevo all’oggi il passo è breve: i diritti dei gay e dei transgender sono sempre in bilico in una società che “accetta” ma che spesso non accoglie, che guarda ancora con sospetto tutti i diversi, che fa prima a ergere barriere che a costruire ponti tra mondi e culture diverse. Il romanzo di Salvador ci lascia l’amaro in bocca e la possibilità di riflettere su ciò che è stato e ciò che è e, cosa ancora più importante, ciò che vogliamo che la nostra società diventi. Probabilmente lo stile è un po’ troppo impegnativo e la forma epistolare non facilita la lettura scorrevole: eppure ne vale la pena. Vale sempre la pena di conoscere il passato per non commettere nuovi errori e orrori.



 

 

 
 
 
 

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