Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere

Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere
“Le donne sono già abbastanza occupate dai lavori domestici, perché avanzi loro del tempo da perdere per imparare a leggere e a scrivere”. Nella lunghissima storia di assegnazione ruoli da parte degli uomini verso le donne, quella delle faccende domestiche è una delle più longeve, e rientra anche tra le centotredici considerazioni che motivano il Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere, del 1801. Sembra poi che la capacità di leggere e scrivere renda le donne sterili, faccia distrarre le parrucchiere che così bruciano i capelli delle clienti, costringa le nutrici a ridurre alla fame i poppanti, faccia equivocare le infermiere e le farmaciste che così ammazzano i malati. Una lunga galleria di donne erudite e colte, che hanno animato salotti seicenteschi e tradotto importanti testi della cultura antica e coeva ma anche governato come Caterina de’ Medici, serve solo a dimostrare che la lettura corrompe lo spirito femminile, cui sono destinati ben altri compiti. “Una donna, anziché imparare a leggere, deve imparare piuttosto come stare al mondo, come essere compita e premurosa nei confronti degli estranei, come fare gli onori a tavola, animare una festa, dare un saggio consiglio in una riunione di famiglia, placare gli scatti d’ira del marito, riportare sulla retta via un figlio traviato o una figlia irretita da un seduttore.” Tra i numerosi esempi di beata ignoranza da seguire c’è anche Laura de Noves (1308-1348), la cui bellezza cantava Petrarca, e che Maréchal riporta come ingenua pastorella dando credito a non meglio identificati “storici del luogo”, mentre è davvero strano non sapesse che dalla “casta beltà” di Laura sarebbe disceso il marchese de Sade, che proprio nel 1801 finiva in carcere per pornografia...
Per comprendere pienamente questo scritto è indispensabile sapere chi era Sylvain Maréchal. Nato nel 1750, scrive negli anni che precedono la Rivoluzione francese diversi saggi contro Dio e la religione tra cui una parodia della Bibbia (Le livre échappé au Déluge ou Psaumes nouvellement découvert, 1784), e una specie di lunario in cui i nomi dei santi sono sostituiti con quelli di importanti “benefattori dell’umanità” (L’Almanach des Honnêtes gens, 1788); ma non manca anche una Bibliothèque des amants, odes érotiques del 1786 e il Dictionnaire des athées anciens et modernes che nel 1801 è proibito dalla censura. Soprattutto nel 1796 Maréchal scrive, insieme a Babeuf, Buonarroti e Darthé, il Manifesto degli eguali, in cui è proposta un’eguaglianza sociale assoluta e totale. Eguaglianza che però per le donne era vietata. Come ricorda anche Enrico Badellino, curatore di quest’ultima edizione italiana del Progetto, non solo la Rivoluzione taglia la testa dell’autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, ma alle donne è proibito partecipare alle riunioni della Convenzione, alle assemblee politiche, e perfino di riunirsi per strada in più di cinque.

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