The program

The program

Sloane è paralizzata dalla paura. Davanti ai suoi occhi, tra calci e urla disperate, Kendra viene trascinata via da “loro”. “Loro” sono gli istruttori, quelli mandati dal Programma, il solo rimedio in grado di rimettere ordine nei cervelli degli adolescenti e sconfiggere il virus del suicidio che si sta propagando. O almeno questo è quello che dice il governo. Solo in città sono morte decine di suoi coetanei, chi sarà il prossimo ad ammalarsi? Sotto lo sguardo impassibile dell’insegnante, Sloane cerca di scacciare il terrore che tra poco tocchi a lei, o peggio a James, il suo James. Stanno insieme da prima che suo fratello Brady si suicidasse: è annegato di fronte a loro senza che potessero impedirlo, e per quanto ci provi la ragazza non riesce a cancellare quegli istanti. A pensarci bene, non riesce a dimenticare nulla che non le causi una terribile angoscia associata al desiderio di morte. Forse per guarire basta soltanto dimenticare tutto. E se invece azzerare i ricordi come prevede il Programma non fosse la soluzione?

Peggio togliersi la vita o cancellare quella parte di noi fatta di istanti irripetibili, di primi baci e cocenti delusioni, di sogni infranti e carezze rubate, quella somma di ricordi che tutto sommato ci rende “noi”? La risposta e tutt’altro che scontata, ma nella sconcertante prospettiva immaginata da Suzanne Young tutti sono destinati a perdere qualcosa, che siano i ricordi, la vita o l’amore. Le peggiori paure degli adolescenti diventano realtà, unico antidoto: il Programma, un lavaggio del cervello che causa una specie di Alzheimer precoce, solo che invece di ricordare il passato e smarrire il presente accade il contrario. Memoria selettiva o condizionamento, comunque lo si chiami seguendo i protagonisti non si può non sperare che la memoria dei sentimenti quella del cuore, sia più forte di tutto. Newyorchese trapiantata in Arizona, la Young è ormai una firma conosciuta del mondo letterario YA e UF, un universo quello delle emozioni adolescenziali che sa descrivere con profondità e partecipazione, forse frutto dell’esperienza acquisita come insegnante di inglese al liceo. Scevra di complesse elucubrazioni che avrebbero tentato altri scrittori riguardo lo stesso tema, la scrittura risulta asciutta e coinvolgente. Si tratta pur sempre dei “soliti” adolescenti in lotta contro il sistema, secondo la collaudata formula “young vs. adult”, ma la trilogia distopica di Suzanne Young (che proseguirà con The treatment e The remedy), sembra avere le carte in regola per piacere a molti.



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