Prossima fermata Trambusto

Prossima fermata Trambusto
Tre ex adolescenti dal passato e dal presente irrequieto si muovono in una Torino underground, violenta e pericolosa. Tarek ha un padre tunisino e una madre italiana e si interroga circa le sue proprie origini e la sua propria vita “a metà”, incappando in storie di abusivi combattimenti di cani. Chioma, un figlio di papà di estrazione borghese, è un pony-express dalla folta capigliatura che desidera migliorare le prestazioni del suo motorino per battere i suoi colleghi (sabotandoli) e divenire “il signore delle vie, il divoratore delle scorciatoie, un uomo al comando dello stradario….in grado di capire il coefficiente dell’attrito pneumatici-fondo stradale con uno sguardo”. Per raggiungere tale scopo si rivolge a Lama, suo ex compagno di Liceo. Lama viene da una famiglia disastrata, è un solitario amante dell’arte ed è conosciuto per la sua indole violenta e per i suoi trascorsi di risse e pestaggi (che videro coinvolto, e vittima, lo stesso Chioma). Le vicende dei tre si muovono e si incrociano, infine, a “Trambusto”, una sorta di comunità riabilitativa  per criminali non troppo pericolosi né artefici di crimini troppo efferati, coloro i quali potrebbero peggiorare finendo in un carcere vero e proprio. Un progetto sociale e socialitario che mira alla ri-formazione e riabilitazione di giovani che, pur avendo sbagliato, hanno il diritto a un altro tentativo per rientrare nella società. Trambusto è anche una sorta di villaggio in cui i mezzi di trasporto sono adibiti ad abitazioni (tram-bus-torino), una “città solidale, creata per una popolazione rinata dalle proprie ceneri, un’alternativa alla detenzione, un'alternativa alle comunità. Una speranza per chi rischia di perdersi”…
Il romanzo di Luca Gallo, pubblicato per la giovane e interessante Intermezzi, ha l’ambizione di porsi sia come romanzo utopico (a causa del tema della società “trambusto”), sia come riflessione, seppur indiretta, all’annoso problema delle carceri italiani e, infine, come storia giovanile di amicizia, di errori, forti sentimenti e, soprattutto di crescita. L’autore si muove dunque tra questi tre macro-percorsi adottando uno stile semplice, diretto, a volte (sembrerebbe) volutamente arido. Così come aridi sono gli scenari presentati, talvolta fin troppo. La Torino di Prossima fermata Trambusto è infatti una Torino decisamente sui-generis che ricorda spesso il Bronx degli anni 80 o la Berlino di Christiana F.  Assistiamo a episodi di razzismo, violenza sessuale, combattimenti clandestini, corruzione e coltelli in quella che viene più volte definita una “giungla d’asfalto”, la quale potrebbe risultare poco credibile, specie se associata (come di fatto è) a precisi riferimenti spaziali e culturali come l’Itis Enzo Ferrari, Moncalieri, e la zona dei Murazzi.  Elementi, questi, che possono risultare fastidiosi per una fetta di lettori ma forse avvincenti per altri, gli stessi lettori che andranno ad apprezzare l’estrema contemporaneità delle storie di amicizia raccontate, le quali, nei loro rocamboleschi eventi, non mancano di ancorarsi al presente, citando, ad esempio,  Prison Break, Mannarino, Belen Rodriguez, Shakira e Piero Pelù.

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