Psicologia di massa del fascismo

Psicologia di massa del fascismo
1930. Il movimento marxista è attraversato da dubbi e polemiche di fronte all'ascesa dei fascismi europei. Perché, come chiede provocatoriamente Otto Strasser, “le masse,nella crisi mondiale, anziché svoltare a sinistra sono scivolate a destra”? Dove sono le conferme pratiche della teoria della rivoluzione sociale? Da dove è spuntato questo gigantesco e inatteso convitato di pietra nero? L'errore di fondo probabilmente è stato “quello di negare e deridere l'anima e lo spirito e di non comprendere che essi muovono tutto”: a sinistra ormai domina un 'economicismo' che limita l'esistenza umana al problema della disoccupazione, dei salari e dei contratti. E che non riesce a spiegare perché “il piccolo borghese in un periodo di impoverimento tenda a diventare radicale di destra” e peggio ancora perché questo fenomeno si estenda rapidamente a larghe fasce di proletariato. Al bivio tra socialismo e barbarie l'Europa ha svoltato verso la barbarie, e i marxisti di stretta osservanza non si spiegano perché diavolo le masse si rivolgano all'autoritarismo quando questa forma politica è chiaramente contro i loro interessi. Le radici di questa scelta politica sono da ricercarsi nell'istituzione della famiglia. “L'inibizione morale della sessualità naturale del bambino, la cui ultima tappa è una grave limitazione della sessualità genitale del bambino piccolo, rende quest'ultimo pauroso, timido, timoroso dell'autorità, ubbidiente, 'buono' ed educabile in senbso autoritario; l'inibizione morale paralizza, (…) il suo obiettivo è la creazione di un suddito che si adatti all'ordine autoritario e lo subisca nonostante la miseria e l'umiliazione”...
La psicologia di massa del fascismo rappresenta una tappa essenziale nella prima parte del percorso filosofico, scientifico e politico di Wilhelm Reich, quasi il culmine del crescendo che da L'irruzione della morale sessuale coercitiva e La lotta sessuale dei giovani (entrambi del 1932) passando per Analisi del carattere del 1933 porterà a La rivoluzione sessuale nel 1936. L'edizione che prendiamo in esame è quella del 1942, la terza riveduta e ampliata e la prima pubblicata in lingua inglese (nel 1946), ma il saggio fu scritto nel 1933 e rivisto già l'anno successivo. Il Reich di questo La psicologia di massa del fascismo anni '40 quindi è già rocambolescamente fuggito negli Usa per sfuggire alle persecuzioni naziste, è già stato espulso dal Partito Comunista tedesco e dall'International Psychoanalytical Association: sta elaborando la teoria dell'Orgone, è ormai un pensatore eretico, ha imboccato la strada che lo porterà alla persecuzione giudiziaria, a subire censure medievali e roghi di libri, a diventare un mito della controcultura più estremista, a morire in carcere. Ma ciononostante il profeta della rivoluzione sessuale degli anni '60 e '70 si muove ancora nell'ambito della dottrina psicanalitica, rivendicandone genialmente la centralità anche in questioni che fino a quel momento si ritenevano riguardanti solo l'analisi politica, sociale ed economica. Il fatto che esista un movimento fascista è indubbiamente l'espressione sociale dell'imperialismo nazionalistico, ammette Reich. Ma il fatto che questo movimento fascista diventi un movimento di massa è dovuto a pulsioni profonde, generate da famiglia patriarcale, istituto matrimoniale coercitivo, repressione sessuale, lotta contro la propria sessualità. Hitler, Mussolini e Franco sarebbero insomma i prodotti ultimi di un processo che nasce nelle famiglie, nell'educazione dei bambini e in camera da letto. Occorre lavorare sui “desideri orgastici insoddisfatti delle masse” per creare una società libera e progressista, o la destra sarà in eterno più capace di intercettare le pulsioni dell'elettorato. Qualcuno faccia leggere Reich ai leader della sinistra italiana, e alla svelta.

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