Psycho

Psycho

Fairvale, California. Mary Crane sta guidando da diciotto ore. È stanca, piove e per giunta ha anche sbagliato strada. È partita dal Texas e ha cambiato più volte macchina per far perdere le proprie tracce. Il peggio sembra essere passato: ha rubato trentasei bigliettoni con il ritratto dell’uomo grasso con l’aria da commerciante e otto con quello che sembra un becchino. Grover Cleveland e William McKinley. Quarantamila dollari sottratti all’agenzia immobiliare presso cui lavora. Ha sfruttato l’occasione ed è fuggita per raggiungere Sam Loomis, un uomo che ha conosciuto durante una crociera e di cui si è innamorata. E ora che lo ha quasi raggiunto, non può presentarsi davanti a lui in quelle condizioni. Ha bisogno di riposarsi e darsi una sistemata. Ma la strada sulla quale si trova è la vecchia statale che non usa più nessuno dopo la costruzione della nuova autostrada. Ecco perché, quando nel bel mezzo del temporale scorge l’insegna del Bates Motel, decide di passarci la notte. Il motel è gestito da Norman Bates, un uomo basso e grasso appassionato di psicologia, occultismo e tassidermia che vive con sua madre…

Una doccia, il getto dell’acqua, una donna, la tendina che si apre, un’anziana che impugna un grosso coltello. L’urlo. I colpi. Il sangue. Una scena che tutti nella vita hanno visto almeno una volta e che è entrata a far parte dell’immaginario collettivo. Una sequenza resa immortale dal genio di Alfred Hitchcock ma nata dalla penna di Robert Bloch, scrittore nato a Chicago nel 1917 e morto a Los Angeles nel 1994. È lui l’autore di Psycho, romanzo pubblicato nel 1959 e ispirato alle vicende dello spietato serial killer Ed Gein. Travestitismo, schizofrenia, violenza: sono alcune delle tessere che formano il macabro e malato puzzle costruito da Bloch il quale, in una storia che con pochi elementi fila via come un treno, cela il terrore in ogni anfratto e restituisce un romanzo che emerge anche per la rottura di alcune convenzioni letterarie come, ad esempio, la morte della protagonista a un terzo della storia. Un romanzo che al contempo è stato messo in luce e in ombra dall’omonima pellicola; un’opera in chiaroscuro che, tra rottura e innovazione, ad oltre cinquant’anni dalla sua uscita, è diventata un classico imperdibile.



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