Puerto Plata Market

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1997. Michele fa l'operaio in una fabbrica di materie plastiche in quel di Gornate, per 2 milioni e 500.000 lire al mese. Le cose che gli piacciono di più sono “Beautiful”, i porno con le sborrate in bocca e la Juventus di Lippi. Al primo posto fino a qualche tempo fa avrebbe messo l'amore, ma una sera ha beccato la sua ragazza Marina che faceva un pompino a un tipo palestratissimo in un parcheggio di Rozzano e allora all'amore mica ci crede più tanto. Ora anche lui ha i muscoli scolpiti in palestra, comunque. E dai, non è per niente vero che all'amore non ci crede, anzi lo desidera con una intensità quasi dolorosa. Ma finora ha avuto solo amori imperfetti, amori brutti: e a trent'anni suonati non ha uno straccio di ragazza. Da qualche tempo sta pensando di tentare la carta Santo Domingo. Su “Le Ore Mese” l'anno prima ha letto che “Santo Domingo è il posto dove le donne sono tutte puttane prima di sposarsi. Dopo, quando hanno acquisito l'esperienza per stare con un uomo solo, lo sposano e lo rendono felice per sempre, essendo fedeli e scatenate sessualmente”. Un suo amico gli ha raccontato  che a Santo Domingo anche il peggiore sfigato chiava più di Raz Degan, che in massimo un'ora trovi tutte le ragazze che vuoi. E allora Michele compra un bel biglietto aereo e parte, destinazione Puerto Plata...
Il romanzo d'esordio di Aldo Nove usa come pretesto il tema del turismo sessuale (o sentimentale, che forse è pratica ancor più raggelante) per raccontare l'Italia della fine del XX secolo, quella post-Tangentopoli in cui dalle macerie della politica tradizionale erano appena sorti il berlusconismo e il leghismo che avrebbero marchiato a fuoco il decennio successivo, quella pre-Bolla internet in cui il web e la telefonia mobile erano riservati a pochi smanettoni tech-addicted e non avevano ancora intaccato il potere che la televisione esercitava sull'immaginario collettivo, quella in cui stavano per venire al pettine i nodi della crisi delle società consumistica dopo l'ubriacatura degli anni '80. C'erano una volta le ideologie del '900, insomma, poi tutto era stato inghiottito da un deserto di paillettes, poi sulle dune un grottesco palazzinaro aveva costruito un enorme centro commerciale (di quelli con l'Ikea dentro, ça va sans dire): e ora il cemento mostrava già crepe preoccupanti. Nella società che Nove racconta in Puerto Plata Market affidandosi al diario di viaggio del tenero Michele, l'immanenza ha assassinato la trascendenza: lo stesso autore ha raccontato in una vecchia intervista che il romanzo è nato “da un viaggio a Santo Domingo, in cui mi sono accorto che i Tropici sono uguali all'hinterland milanese e quindi non esiste altro mondo rispetto a questo”. Parlato basso, citazionismo pornopop, virgole a vanvera. Piccola nota a margine: l'edizione più recente del libro sfoggia una copertina post-pop balneare che se non altro è più in linea con l'estetica del romanzo rispetto alle stucchevoli cover firmate da Tullio Pericoli e Pierluigi Cerri che imperversavano sui tascabili Einaudi alla fine degli anni '90.

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