Puglia in jazz

Puglia in jazz
“Cos’è il jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai”: così rispose Louis Armstrong quando gli venne chiesto di definire in qualche modo la musica che suonava. Dal profondo Sud americano, New Orleans, la terra del Dixie dove nacque il jazz, passiamo rapidamente nel Sud Italia, in Puglia precisamente, una regione in continua evoluzione, proprio come il jazz. La fotografia anche se statica riesce a cogliere un attimo e a portarlo con sé, un istante che ti riporta ad una precisa epifania, così come un assolo di tromba di Rava…
“ Il jazz si tinge di mille colori ma per lo più si ricorda in bianco e nero”. Così scrive Nicola Gaeta nella sua prefazione, e in effetti i “quadretti” che osservo nella pagine successive sono tutti in b/n, forse per rendere tutto più vicino al nostro immaginario, come osservare una vecchia foto di Charlie Bird Parker che abbraccia il suo sax alto. I musicisti, i loro strumenti e i paesaggi pugliesi diventano antichi, senza tempo e appartengono a una dimensione immaginifica e romantica. Gli occhi chiusi di Esperanza Splading, come in stato di trance, le labbra serrate in una smorfia orgasmica mentre le sue dita sottili accarezzano il contrabbasso lucente; i piedi nudi di Paolo Fresu, le sue posizioni strane, accovacciato sulla sedia, con una gamba sotto il sedere, mentre i suoi spartiti sono gettati sul pavimento, lo sguardo perso di Enrico Rava mentre impugna la sua tromba come fosse un antico corno vichingo e sullo sfondo un olivo solitario. Potrei continuare così all’infinito ma non mi basterebbe una pagina. Mentre scrivo questa recensione ascolto “Alma” di Fresu e Sosa, la cosa non è lasciata al caso in quanto Fresu è autore di una delle prefazioni a questo bellissimo libro: “se i veri protagonisti di questo racconto per immagini sono i luoghi, è nel contrasto della luce che questi si fanno possibile teatro capace di ispirare musica”. Il noir della notte fa a pugni con le case bianche tipiche del paesaggio pugliese, gli alberi di olivo immobili sulle colline arse, sono in contrasto con i movimenti frenetici dei musicisti e delle loro note liquide. Roberto Ottaviano dice di Cataldi: “l’impatto cromatico del suo nero notte viaggia come un glissato infinito verso il bianco accecante del sole, e penetra nei ritratti e nelle scene…”. Non è una raccolta di foto questo volume, ma un contenitore di tante fugaci poesie. Un altro centro per i ragazzi della Caratteri Mobili.

 

 

 
 
 
 
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