Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta

Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta
Un punk ripercorre i suoi trascorsi da adolescente di provincia dalla sua Altamura alla “Mecca” Amsterdam… Se in un piccolo paese in cui non succede mai niente vuoi mettere su un gruppo che finalmente promuova un po’ di buona musica senza dover andarla a ricercare altrove non sai a quali difficoltà vai incontro: la realtà è che in certi posti il problema delle persone, alla fine, è soltanto capire da dove arrivano i cavalli da macellare… Se ti riesce di mettere su un trio che sappia strimpellare, anche male, qualche strumento forse ce la fai a combinare qualcosa di buono, magari a rimediare un ingaggio sulla MSC. E non fa niente se invece che la musica che ti piace devi cantare le canzoni di Mina o – peggio – “da matrimoni”: almeno puoi pensare che “qui sulla nave l’ordine maniacale quasi mi dà l’illusione di avere il controllo sulla mia vita”…
Tra piazze di paese, strade polverose e arroventate dal sole estivo delle nostre parti e musica, tanta tanta musica, Francesco Dezio ci regala piccoli ritagli di vita vissuta raccontati dal punto di vista di chi ha vissuto la sua adolescenza negli anni Ottanta. Nella maggior parte dei casi, per chi ha vissuto quegli anni ed è coetaneo dell’autore - quindi poco più che quarantenne - si tratta di ricordi, pezzi storia e colore più o meno intrecciati a vissuti personali. A volte invece sono incursioni in anni più recenti (il citato mega outlet col “panorama di compensato” che “ambisce a diventare fabbrica dell’intrattenimento” a Molfetta è arrivato circa sette otto anni fa). Ciò che accomuna i racconti e racchiude il senso della raccolta è il desiderio che molti hanno vissuto, e in parte vivono ancora, di andar via, evadere in un modo qualunque dall’immobilismo che soffoca sogni e aspirazioni. Soprattutto se gravitano attorno all’arte, nello specifico alla musica che innerva ogni rigo di queste pagine, evidentemente una grande passione dell’autore. Emerge che sopravvivere, uscirne vivi appunto, non è stato facile, e in tanti probabilmente ci portiamo dietro un bagaglio di ambizioni frustrate, aspirazioni patteggiate con la vita reale o, nella migliore delle ipotesi, nostalgie più o meno “arrabbiate”. Una lettura che, al di là dell’ironia che compare di tanto in tanto aiutata da un linguaggio spesso colloquiale e “indigeno”, lascia in bocca un sapore amaro più che malinconico, come fosse stata ispirata da un amore- odio per la propria terra, così uguale  a se stessa, così dura, così poco generosa per tanti versi. Un sentimento contrastante e contrastato che suonerà familiare a molti lettori, anche non necessariamente pugliesi. Perché una certa forma di spaesamento emotivo e intima precarietà è assai comune e trasversale. Una nota aggiuntiva per i deliziosi disegni che segnano ogni inizio capitolo di questo bel libro, opera dell’autore come anche la copertina dedicata ad un vecchio gioco elettronico. Bella l’idea della playlist dei brani musicali citati creata da Dezio ascoltabile qui.

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