Qualcuno con cui correre

Qualcuno con cui correre
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Siamo a Gerusalemme. È estate. Assaf corre per le vie della città seguendo un cane che tiene al guinzaglio, corre per trovare il padrone del cane. Solo una corda li unisce. Gli urla “Fermati! Stop!”, ma il cane continua a correre a correre, come i pensieri nella testa del ragazzo, che vorrebbe fermarsi un momento e rimetterli in ordine. Ora che la scuola è finita Assaf ha trovato un noioso lavoretto estivo presso il Municipio della città, ma la monotonia della sua giornata viene interrotta dal brusco e smunto vicedirettore del reparto d’igiene che gli impone un incarico assurdo: appunto ritrovare il padrone di una cagna abbandonata. L’ha legata a una lunga corda e poi l’ha lasciata libera di andare per le strade della città, sarà lei stessa a ritrovare il suo padrone. Assaf in più dovrà far pagare al proprietario una multa di 150 shekel per la negligenza dimostrata nella cura dell’animale e come risarcimento per il disturbo recato al Comune. Ogni tanto la cagna alza il muso verso l’alto per alcuni secondi, a fiutare l’aria come se cercasse delle tracce, come se sapesse esattamente qual è la direzione giusta da seguire. Poi d’improvviso il cane si ferma davanti a una minuscola pizzeria, entra e il pizzaiolo inizia a chiedere ad Assaf dove si trovi una ragazza che lui proprio non conosce, la stessa ragazza a cui probabilmente deve appartenere il cane. A volte è facilissimo indicare il momento esatto in cui qualcosa viene stravolto in maniera radicale e irreversibile. Ed è proprio questo uno di quei momenti…

“C’è un momento in cui si compie un piccolo passo, si devia di un millimetro dalla solita via, a quel punto si è costretti a posare anche un secondo piede e d’un tratto si finisce su un percorso sconosciuto”. David Grossman ci regala un magistrale romanzo di formazione, potente e raffinato, che affronta in maniera assoluta e incondizionata sentimenti come il coraggio, la forza, l’amore. E lo fa affidandosi alla purezza dell’adolescenza, quell’età impudente e irripetibile in cui ogni sensazione è percepita in maniera autentica, senza disinganno. Lungo le strade polverose di una Gerusalemme viva, caotica, urbana, lontana dalla sacralità cui spesso rimanda, Assaf e Tamar si trovano ad affrontare un destino che sembra attrarli uno verso l’altra senza conoscersi. Il loro viaggio iniziatico li condurrà nel ventre grigio della città, quello delle persone emarginate che si rifiutano di partecipare al gioco cinico del mondo e decidono di vivere la propria disperazione fino in fondo. Ma non importa quali orrori Tamar e Assaf incontrano sulla strada ‒ il bullismo, la droga, le botte ‒ i due ragazzi resistono quasi fossero intoccabili. Come due eroi, l’innocenza e la sincerità delle loro intenzioni diventano scudi impenetrabili che li proteggono. Grossman amalgama magia, fiaba, crudeltà e realismo con naturalezza e sensibilità e ci mostra quel vuoto d’amore che solo i ragazzi sanno provare, che obbliga ad urlare in silenzio di fronte al mondo, sperando con tutto il cuore che qualcuno osi colmare quel vuoto. E anche se la realtà non ci lascia illusioni, a sedici anni si è ancora capaci di trasformare i desideri in realtà.



 

 

 

 
 
 
 

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