Quale scuola?

Quale scuola?

Secondo le statistiche internazionali, la situazione del sistema scolastico del nostro Paese è poco confortante: l’istruzione funziona bene negli anni della scuola di base, per perdere colpi man mano che si sale di grado. In particolare, nell’ambito delle materie scientifico-matematiche, dove le competenze risultano carenti, specie se confrontate con quelle linguistico-letterarie. Per quanto anche nella conoscenza e nell’uso appropriato della lingua lo scenario non sia poi così roseo: limitatissimo il lessico degli studenti ancora fino agli anni dell’università, scarsa la propensione all’approfondimento, verbosità imperante e difficoltà nel riassumere. Dato che il capire cosa un testo voglia comunicare è alla base del ruolo della scuola e della formazione di un cittadino consapevole, servono davvero le ore spese in un’analisi logica inaridita dalla routine e da un tecnicismo esasperato, che spesso mortifica (se non impedisce) la riflessione sul testo? Sono maturi i tempi per un approccio interdisciplinare dell’insegnamento, considerato che nelle recenti prove INVALSI di matematica sono stati commessi errori perché quasi sempre è stato male interpretato il testo? È possibile rendere la didattica più stimolante, soprattutto per materie come la matematica e la chimica, che la scuola ci ha abituato a considerare come afferenti alla sfera dell’astrazione pura e quindi lontane dalla mondo reale e destinate all’interesse di pochi?

L’Accademia dei Lincei, consapevole della scarsa preparazione scientifica degli studenti di ogni ordine di scuola, dell’obsolescenza della didattica e della tendenza a non far dialogare i saperi, negli anni ha realizzato progetti nazionali volti a rinnovare i metodi d’insegnamento. Il più recente considera imprescindibili un approccio interdisciplinare tra italiano, matematica e scienze; il potenziamento dei laboratori; il cambiamento del ruolo degli studenti da pubblico di uditori passivi (e distratti) a parte attiva e propositiva. Su questi cardini vertono i nove saggi che compongono Quale scuola?, curato da due componenti della commissione scuola dell’Accademia, che lo hanno redatto insieme a esperti di discipline diverse. Dichiaratamente per insegnanti, il volume riesce a coinvolgere anche il lettore medio. In fondo, studenti lo siamo stati tutti. E tutti conosciamo la noia di certe lezioni e sappiamo ben quanto sia più facile imparare a memoria una formula che sforzarsi per capirla. Chissà, magari se dalla cattedra ci avessero trasmesso più dubbi che assiomi, o fatto notare che anche le piastrellature dei pavimenti, gli origami, un bel viso “sono” matematica, forse oggi sapremmo ancora risolvere un’equazione. O saremmo più curiosi e meno arrendevoli di fronte a questioni apparentemente irresolubili. Perfetta sintesi del progetto è la riflessione di Laura Catastini: “una persona è ben formata non quando conosce un poco di ogni cosa, ma quando applica a ogni cosa che fa l’insieme integrato di tutte le sue potenzialità mentali, umanistiche e scientifiche”.



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