Quando arriva domenica

Quando arriva domenica

La vita è un insieme di cicli individuali e collettivi, specialmente in un Paese dove si parla vanamente di temi futili e caduchi: Balotelli, Razzi, omicidi, corna e “mi piace”. È un Paese povero, retorico e distratto, fra un mese probabilmente si parlerà d’altro e nessuno si ricorderà di nulla. Computer di fronte a computer, televisori di fronte a televisori, post di fronte a post: eppure nessun addetto all’ascolto, ci parliamo addosso. Oggi Facebook parla di chi organizza manifestazioni a sostegno del popolo palestinese, di una band nata 60 anni fa e di altri argomenti che passeranno come tutto il resto. Ci sarebbe bisogno di un nuovo fuoco attorno al quale radunarsi, raccontare, ascoltarsi. E lo potremmo fare in tutti i modi possibili: su fogli, libri, giornali, al cinema, su Myspace, Facebook, Twitter, ebook. Quando arriva la domenica pensiamo di meritare un pasto speciale, ma non basta. Finiamo per sentirci delusi, e il lunedì sera ci abbuffiamo di distrazioni, patatine e conversazioni su WhatsApp. Forse oggi si soffre di prestalgia, di nostalgia di qualcosa che non si è ancora vissuto. Sarà per questo motivo che abbiamo l’ossessione del futuro, la paura del domani, l’angoscia per l’avvenire. Eppure, malgrado tutta questa voglia di futuro, a volte sembra che non ci sia la possibilità di chiudere col passato. La prova puoi trovarla nel fatto che nel 2014 si presenta ancora in giro per l’Italia un grande album rock, Hai paura del buio? degli Afterhours, peccato che sia un album del 1997! Ma quando arriva il futuro? Quando arriva la domenica? Forse non esiste più…

Il brindisino Mino Pica è giornalista pubblicista e membro di spicco della corrente “le Poetèmodi”. Ha pubblicato L’attesa dell’attesa (2008), Cucina interiore (2011), Hotel – Camere di riflessione (2013) e Otto tracce e mezzo (2014), e viene citato nel volume Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008. La sua ultima fatica letteraria, uscita per la casa editrice salentina Musicaos, è Quando arriva domenica, 32 capitoli per altrettanti giorni. Ogni capitolo si apre con dei consigli di ascolto per il lettore: da Brian Eno a Einaudi fino ai Massimo Volume e ai Florence and the Machine, si può ricostruire una soundtrack molto particolare. Ne viene fuori un libello leggero equidistante da saggio, antologia di racconti e pamphlet. La scelta dell’autore appare perfettamente coerente col suo percorso e coi suoi precedenti lavori, in cui ad avere un ruolo di primo piano erano lo sperimentalismo e la contaminazione dell’espressione. Quello che colpisce di Mino Pica è proprio questo, ovvero la capacità di unire prosa e poesia, riflessioni sull’oggi a visioni personali. Questo però rischia di essere anche il suo punto debole, perché l’opera a lungo andare può essere percepita come una carrellata di riflessioni slegate, senza un filo logico. Insomma, l’estrema varietà di scritti presenti, di vissuti, esperienze e opinioni, pur essendo pregevole, rischia di far smarrire omogeneità al lavoro. Ma forse questa è proprio l’intenzione dell’autore, che non sembra curarsi di questo aspetto, preso dalla ricerca di qualcosa di nuovo e da una forma di scrittura che gli sia congeniale.



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