Quando cielo e terra cambiarono posto

Quando cielo e terra cambiarono posto
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Bay Ly viene al mondo nel 1949 a Ky La, un piccolo villaggio di contadini situato nella contea di Da Nang, Vietnam centrale; sua madre sta lavorando nei campi in mezzo a una bufera quando le si rompono le acque. Appena nata, sembra un fagotto così informe e piccolo (pesa meno di un chilo) che tutti, compresa la sua famiglia, la danno per spacciata. Forse un po' ci sperano, che Bay Ly non ce la faccia: è sempre una bocca in più da sfamare visto che i suoi genitori hanno già cinque figli, due maschi (Sau Ban e Bon Nghe) e tre femmine (Hi, Lan e Ba Xuan), e di norma le figlie femmine non godono di molta popolarità. Ma la bambina si dimostra di fibra forte e di appetito grande, tanto che sua madre finisce il suo latte molto presto ed è costretta a mungere una bufala per alimentarla. Tempo un mese e Bay Ly acquista un peso normale, dimostrando a tutti che non è intenzionata a lasciare il mondo così presto; i suoi primi passi li muove in mezzo al conflitto che nel 1946 porta i francesi a invadere il sud del Vietnam. I francesi sono uomini grossi e sudati, con occhi rotondi e lunghi nasi; camminano barcollando e guidano macchine che in cielo sono simili a serpenti sibilanti, pronti a far tremare la terra tutta intorno. Quando arrivano, tutti se ne stanno rannicchiati come animaletti nelle trincee scavate lungo la strada: il cuore di Bay Ly in quei momenti batte forte, ma si sente al sicuro vicino a sua sorella Lan che, mentre intorno infuria il rumore, intona per lei un lieto canto di lavandaie. Spesso i buffi uomini che guidano i serpenti cercano di mostrarsi amici, ma la popolazione è terrorizzata. Perché non c'è pace per i poveri contadini di Ky La: dopo la ritirata dei francesi, otto anni più tardi, un altro invasore, l’America, subentra nel sud a minacciare la quotidianità del villaggio, che si divide tra il duro lavoro nelle risaie, il culto buddhista degli antenati e la devozione per i vietcong, i combattenti comunisti del nord capeggiati da Ho Chi Minh, detto “Zio Ho”, che promettono un Vietnam finalmente libero dall'imperialismo straniero. I vietcong vestono di stracci, hanno un esiguo numero di armi e sono dei maestri nel mimetizzarsi: vengono nutriti e nascosti dai contadini sui quali, nel mentre, si attua un indottrinamento massiccio. Bay Ly lavora dall’alba al tramonto nei campi e partecipa alle riunioni notturne del partito, mentre sua madre e suo padre le insegnano l’umiltà e il sacrificio, la fedeltà coniugale, l’amore per la famiglia e per le proprie radici. Valori che non l’abbandoneranno mai, neanche quando, dopo indicibili sofferenze, nel 1970 lascerà il Vietnam, e tutti i suoi cari, alla volta degli Stati Uniti...

Il fragore delle bombe. L’odore del sangue. Le ustioni causate dal napalm. Il dolore delle ferite. I compromessi, i lividi, l’umiliazione dello stupro. L’orrore della guerra è vivo più che mai nella mente e nell’animo di Le Ly Hayslip (detta Bay Ly da “bay”, sesta figlia) quando nel 1986 decide di tornare in Vietnam per riabbracciare la sua famiglia, lasciata sedici anni prima per diventare a tutti gli effetti una cittadina americana. Per molto tempo Bay Ly ha osteggiato e rifuggito - al pari degli abitanti del suo villaggio ‒ la cultura capitalista, presunta fonte di perdizione e materialismo, di alienazione e disprezzo per i valori insegnati dai padri. Furono bravi i vietcong, all’epoca, con la loro propaganda comunista, ad alimentare i naturali pregiudizi dei “bifolchi ” (così venivano derisi dai vietsud gli abitanti dei villaggi) verso lo straniero, il diverso, in nome di una liberazione che nonostante le promesse, è avvenuta solo formalmente. Perché il Vietnam che la Hayslip ritrova dopo sedici anni di assenza non è molto diverso da come lo ha lasciato: è un paese ancora soggiogato, affamato, terrorizzato. Oppresso dal sospetto. Basta guardare negli occhi della gente per capire che la guerra non è mai finita; lei stessa rischia la vita nel ritornare, bollata dal governo comunista come una traditrice. È un viaggio complesso, pieno di burocrazia e di paura il suo, ma è l’amore a guidarla sulla via del ritorno: quello per sua madre, una vecchina ormai magra e rugosa dai denti scuriti dal betel (la noce dal succo rinvigorente masticata per un intera vita), quello per le sue sorelle e i suoi fratelli (Bon Nghe è un impiegato del governo che si rifiuta categoricamente di accettare in dono da sua sorella chewingum e cioccolata, il “cibo del nemico” recato dall’America), quello per i fantasmi di Sau Ban e del suo adorato padre Trong, ai quali sono legati i suoi ricordi più dolci. Non ultimo, l’amore per il suo paese, per il quale nutre l’utopica speranza di una futura amicizia con l’odiato nemico di un tempo. Eppure nel 1987 i suoi ambiziosi progetti di pace prendono forma attraverso la “East meets West Foundation”: l’unione di veterani, medici, religiosi, corporazioni, benefattori, disposti a collaborare per spezzare il cerchio della vendetta e seppellire il rancore che continua a mietere milioni di vittime in tutto il mondo. Impossibile restare indifferenti al lungo racconto di Le Ly Hayslip: una donna forte e passionale, una creatura minuta che sin dai suoi primi vagiti è stata segnata da un destino di lotta; un punto di vista straordinario e insolito sulla guerra e sul Vietnam rispetto a quello a cui siamo abituati, solitamente di matrice bellica americana. Colpiscono la grande obbiettività dell'autrice, la spaventosa lucidità con cui i fatti sono riportati, e una ricchezza di dettagli capace di trasportare il lettore all’interno di un mondo lontano che non è fatto solo di rabbia e sangue, ma anche, e sopratutto, di dignità, amore per la terra, e profondo rispetto per le tradizioni.



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