Quando il rosso è nero

Quando il rosso è nero

L’agente Yu Guangming è deluso e addolorato. La sua domanda per un nuovo appartamento più grande – solo un bilocale, ma nella popolosissima Shanghai a lui pare una reggia – dopo tanti anni era stata accettata. La moglie Peiqin, che non era mai stata troppo fiera del suo lavoro da poliziotto e men che meno del suo stipendio da fame, finalmente lo guardava con fierezza e tesseva le sue lodi tra i vicini e i conoscenti. L’assegnazione era stata persino annunciata alla Centrale tra fragorosi appalusi, e ora? Ora gliel’hanno revocata per una non meglio precisata questione di equilibrio tra aziende di Stato. Niente più appartamento. La moglie tiene il muso, Yu ha perso la faccia davanti ad amici e parenti e il suo superiore, l’ispettore capo Chen Cao, cosa fa? Niente. Anzi, si è persino preso un periodo di ferie per compiere un lavoro di traduzione dal cinese all’inglese. Un lavoro che – Yu per fortuna non lo sa, altrimenti scoppierebbe di rabbia – gli è stato commissionato da un ambiguo manager del mattone per 300.000 yuan, una cifra che Chen Cao con il suo stipendio da ufficiale ci metterebbe trent’anni a guadagnare, figuriamoci Yu. Al raffinato ispettore capo è stata anche assegnata una xiaomi, una giovane e bella “assistente” a sua disposizione. Invece a Yu viene assegnato un caso complicato: la scrittrice dissidente Yin Lige, esiliata in passato in campagna e che negli ultimi anni conduceva un’esistenza grigia e povera in un affollato condominio, è stata trovata morta nel suo piccolissimo appartamento, apparentemente assassinata da un vicino di casa…

Siamo negli anni ’90. La strana e invincibile chimera cinese che dieci anni dopo avrebbe azzannato il mondo, metà centralismo comunista e metà capitalismo selvaggio (entrambe le metà declinate senza pietà e senza freni), sta emettendo i primi vagiti. Nel sottobosco delle megalopoli nascenti vive ancora uno sterminato popolino dalle tradizioni millenarie e dai silenzi pieni di messaggi - per chi sa decrittarli. Una intera classe di impiegati statali – e fra loro i poliziotti – deve affrontare una irreversibile marginalizzazione, senza paracadute. Rancori e cascami del periodo della Rivoluzione Culturale ammorbano ancora le anime e le esistenze di milioni di persone. In questo scenario turbolento e cangiante, Qiu Xiaolong ambienta la terza avventura del suo ispettore capo Chen Cao, che in realtà stavolta si fa momentaneamente da parte (rivelando una narrativamente interessante ma antipatica corruttibilità) e lascia la scena al suo fido Yu Guangming, che passa al setaccio ombrosi condomini popolati da personaggi indimenticabili in un noir dalle forti connotazioni sociali che non deluderà i lettori.



 

 

 

 
 
 
 
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