Quando penso che Beethoven è morto mentre tanti cretini ancora vivono...

Quando penso che Beethoven è morto mentre tanti cretini ancora vivono...
Schmitt ha quindici anni quando incontra Beethoven e da quel momento ogni spazio vitale dell'adolescenza è invaso dalla sua musica. Le note delle sue opere gli sconvolgono l'anima, provocando passioni e amplificando emozioni. Solo cinque anni dopo la storia finisce: Eric-Emmanuel lascia la casa dei genitori e abbandona Beethoven. Non lo ascolta, non lo suona e non lo pensa più. Fine. La strettissima familiarità con il musicista ha ucciso per overdose la sua ricettività emotiva. Beethoven è un nome tra tanti altri autori. Poi, durante la promozione di una sua pièce in Danimarca...
Eric-Emmanuel Schmitt, drammaturgo e scrittore, ha scelto di raccontare il suo rapporto di amore con  i grandi musicisti mescolando episodi autobiografici e commenti a parti di opere (overture del Coriolano, Fidelio, quinta sinfonia,...) che stimolano all'ascolto, informazioni storiche, personaggi di fantasia. Uno stile ironico e scanzonato, una leggerezza che non va a discapito della profondità. Schmitt  trasforma Beethoven da importante icona della musica classica a persona che attraverso le sue composizioni entra in relazione con gli altri in maniera viva e autentica. Il testo è suddiviso in due parti, la prima storico-autobiografica, la seconda è il racconto della quotidianità di Kiki, l'anziana che conquista nuova vita grazie a un'antica maschera di Beethoven. Guidati da Schmitt la musica diventa raggiungibile anche per chi non possiede una formazione accademica. Impossibile non innamorarsene.

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