Quando siete inghiottiti dalle fiamme

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Dopo essersi lasciati alle spalle droghe e alcool, è ora di smettere di fumare - ad ogni modo, presto non si potrà più fumare da nessuna parte. Ecco un metodo efficace, giusto un po’ costoso, per abbandonare il vizio: armarsi di ottanta cerotti e cinque scatole di caramelle alla nicotina e andarsene per qualche mese in Giappone. Nuove abitudini, nuovi luoghi, una nuova lingua da imparare... C’è chi riesce sempre ad inserirsi con naturalezza in una conversazione e chi ha bisogno invece di un repertorio di storie interessanti. David pensa di aver trovato l’aneddoto perfetto in un articolo di giornale: l’assurda e straziante storia di un ottantunenne del Vermont la cui casa, infestata dai topi, è stata rasa al suolo da un incendio appiccato nientemeno che da uno dei suddetti roditori… Il desiderio di Hugh è quello di possedere un vero scheletro umano, proprio come quello di Minerva, la sua insegnante di disegno. Un regalo decisamente non semplice, una sfida per David. Innanzitutto, come trovarne uno in vendita? E poi, scegliere quello di un maschio adulto o quello di un neonato? Il secondo sarebbe sicuramente più pratico da impacchettare...Vivere in Francia e non padroneggiare la lingua è un ostacolo. Quando non si capisce bene e si risponde d’accord a tutto, può capitare di equivocare le direttive di un’infermiera e ritrovarsi ad aspettare per diverse ore, con addosso solo un paio di mutande, nella sala d’attesa di un affollato ospedale… Mai toccare con la testa lo schienale di un sedile del cinema, sostiene Patsy. Spingere i carrelli del supermercato con gli avambracci e mai con le mani, come fa Lisa. È tutto così poco igienico, pieno di germi. Certo, sembra niente in confronto ai vermi della Guinea usciti dalle gambe di Hugh e di sua madre, dopo aver vissuto nei loro corpi chissà quanto tempo, da un buco piccolo e rosso come una puntura…

Risale al 2009 l’edizione italiana di questa raccolta di racconti/pillole di vita/aneddoti, che prende in prestito il suo bizzarro titolo da quella che David Sedaris dichiara essere una delle sue frasi preferite, ritrovata su un opuscolo giapponese di disposizioni di sicurezza durante gli incendi. E già basterebbe questa notazione così involontariamente grottesca per cogliere il succo del lavoro dello scrittore statunitense, il suo modo unico e deliziosamente cinico di osservare il mondo e coglierne l’intrinseca assurdità. Una galleria di episodi di vita vissuta e bagatelle quotidiane, dettagli a prima vista insignificanti spesso registrati come in una cronaca, una collezione di spunti apparentemente eterogenei e sconnessi tenuti insieme dalla figura di Sedaris stesso, protagonista delle sue pagine, che funge da perno e da punto d’osservazione sempre attento sulla realtà. Una realtà comune, eppure, a ben vedere, mai banale, che si dipana in piccole storie di “ordinaria follia”. Il materiale autobiografico che Sedaris affronta con la consueta, pungente autoironia spazia dall’omosessualità dell’autore ai disagi della vita sociale, dal lavoro di scrittore alla miopia, dal fumo ai crucci di avere un culo inesistente, per allargare poi lo sguardo ad un variegato universo sociale, a esilaranti spezzati di vita quotidiana conditi da una buona dose di umorismo, non di rado feroce e scorrettissimo. Sedaris è in grado di mettere a nudo il proprio essere, le proprie debolezze e contraddizioni, costringendoci, volenti o nolenti, a confrontarci con le nostre nevrosi, personali e collettive. Esiste, eccome se esiste, chi si commuove più per gli occhi di un cagnolino alla tivù che per le vittime di uno tsunami, chi butta una cicca per terra pensando che tanto qualcun altro sarà pagato per pulire, chi vuol essere competitivo a tutti i costi, chi deve fare i conti con un vicino volgare o invadente, chi davvero non può rinunciare al suo caffè del mattino. Siamo tutti parte di un affresco ghignante, divertente, una commedia umana in cui non manca - e come potrebbe - un lato amaro, che solo l’umorismo è in grado di rendere sopportabile. C'è sempre quel qualcosa di minuscolo eppure fondamentale, di cui stupirsi o di cui ridere con gusto. Una vera e propria “cura” per vivere, di cui Sedaris ha ben colto l’essenza e che sa applicare con maestria. D’altronde, come ricorda in Spazio fumatori, gustoso resoconto del soggiorno giapponese che lo aiuterà ad abbandonare il vizio del fumo, parlando di teatro: “non ridere era impossibile, ma al tempo stesso non potevi fare a meno di commuoverti. E questa, secondo me, è l’essenza di ogni buon spettacolo”.



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