Quattro dopo mezzanotte - volume II

Quattro dopo mezzanotte

Sam Peebles deve assolutamente inventarsi qualcosa. La platea del Rotary di Junction City aspetta la consueta conferenza di fine mese ma il responsabile della relazione, l’Incredibile Joe, acrobata del circo e luna park itinerante Curry & Trembo’s All-Star, si è rotto l’osso del collo ed è in ospedale con dieci chili di gesso addosso. Tocca quindi a lui cercare di intrattenere quella folla di snob e musi lunghi, ma come? Si occupa di assicurazioni, non è certo un grande oratore o un mattatore del palcoscenico. Ha provato a spiegarlo a Craig, responsabile del comitato conferenze, ma non ha voluto sentire ragioni confidando nelle capacità persuasive di Sam e nell’alto tasso etilico presente fra i partecipanti. Allo sfortunato assicuratore non resta che rinunciare a ogni momento libero della settimana e chiudersi in casa, previa visita in biblioteca a caccia di idee, per abbozzare un discorso sull’importanza cruciale della piccola azienda nell’economia americana… Il 15 settembre Kevin Delevan compie gli anni e per il suo quindicesimo compleanno è riuscito finalmente a coronare il suo sogno: possedere una macchina fotografica. È una Sun 660, la Polaroid migliore per un apprendista fotografo. Non  è  l’unico regalo ma supera in gradimento tutti gli altri - dalla cravatta ai guanti- e per distacco. Appena il tempo di scattare la prima foto e Kevin si accorge subito che in quella macchina c’è qualcosa che non va. Essa infatti non ritrae nulla al di fuori dell’immagine di un cane che digrigna i denti…

Questo secondo volume della raccolta di racconti lunghi fatta uscire da King a inizio anni ’90 non riesce a eguagliare il livelli di tensione e maestria narrativa del suo predecessore dal quale eredita i pochissimi difetti (ingigantendoli) e solo qualche qualità. Il primo racconto, intitolato Il poliziotto, parte da un’idea originale e intrigante, soprattutto per i frequentatori delle biblioteche, con l’autore statunitense che immagina un inquietante e mostruoso poliziotto incaricato di recuperare con ogni mezzo i titoli non consegnati in tempo dai lettori disattenti. L’avvio è in effetti folgorante e perfettamente in linea con gli standard del primo volume, in equilibrio tra suggestioni fantastiche (con gustose incursioni oniriche) e una quotidianità minacciata dall’imponderabile. Il racconto si muove lungo binari accettabili anche nella fase centrale, quando King cede il passo al mestiere, ma nella parte finale crolla vertiginosamente fino a una conclusione lenta e farraginosa che sembra quasi scritta per raggiungere un (pre)determinato numero di pagine. La situazione non migliora con Il fotocane, storia di una macchina fotografica misteriosa che fa tutto tranne che ritrarre la realtà. Una trama del genere non può non ricordare, a chi come me è cresciuto tra gli anni ’90 e gli anni zero, Foto dal futuro della collana Piccoli brividi ma, al di là di questa mia reminiscenza infantile, bisogna dire che il secondo racconto di King sguazza nella più totale mediocrità. Il fatto che sia ambientato nella cittadina immaginaria di Castle Rock e contenga riferimenti a Cose preziose,può strappare qualche piccola emozione ai fan più navigati ma certo non basta a riscattare un plot che fatica a tenersi in piedi. A salvare questa operazione, facendole guadagnare una risicata sufficienza, è solo la grande abilità narrativa del Re, che con il suo stile avvolgente mette a suo agio e narcotizza il lettore, e riuscirebbe a rendere interessante persino il biglietto da visita di un impresario di pompe funebri, in verità poco meno accattivante dei due racconti contenuti in questo volume.



 

 

 

 
 
 
 

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