Quattro madri

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Gerusalemme, seconda metà del Novecento. Amal non può accettare di vivere nell’assoluta mancanza del padre. O meglio, può accettarne l’assenza ma ignorare chi sia e che fine abbia fatto, questo no. Ma a chi chiedere aiuto per svelare il mistero? Alla madre Gheula, implacabile avvocato, seria fino a essere dura? La madre Gheula che disprezza l’istituzione del matrimonio e pare estendere questo disprezzo – quantomeno disinteresse – all’intero genere maschile? Una causa persa. Forse la nonna, Pnina Mazal, potrebbe sapere qualcosa e soprattutto aver voglia di raccontare. Peccato che passi le giornate a prendersi cura dei suoi numerosissimi gatti, terrore del vicinato, fieri difensori del loro territorio. Perimetro in cui, a onor del vero, va incluso anche il corpo flaccido e statico di Yitzhak, il fratello della nonna, che riesce a rimanere immobile e muto anche quando i temibili felini lo usano come parco giochi. La speranza della ragazza riposa tutto nella longeva bisnonna Sarah, con la sua capigliatura candida e gli occhi color miele. La bisnonna, a detta di tutti la donna gerosolimitana più bella di tutti i tempi, è comunque un percorso pieno di ostacoli: ogni giorno, infatti, accoglie al suo capezzale uno sciame di donne in cerca del suo supporto e della sua benedizione. Sarah, col suo perenne profumo di rose, la sua dolcezza e la sua fermezza, uno scrigno pieno di foto che tradiscono un passato diverso da quello che Amal immagina, può rivelarle finalmente il segreto della sua paternità? E a chi appartengono le iniziali presenti sulle foto più intime della bisnonna?

Quattro madri, quattro donne che attraversano un secolo a cavallo tra Otto e Novecento nella Gerusalemme scossa da carestie, faide, invasioni straniere. A pensarci bene c’è veramente tanta violenza in queste pagine, una violenza che non risparmia nessuno e che certamente è amplificata dall’occhio occidentale di chi legge. Fa riflettere e insieme fa tenerezza lo sguardo attonito di Sarah che legge le lettere della figlia Pnina Mazal, in viaggio negli Stati Uniti, a riprova di una distanza culturale che si riverbera anche in tante piccole situazioni quotidiane. Eppure, non c’è mai cedimento in questa storia, né emotivo né materiale. La splendida Sarah, vera protagonista del romanzo, affronta da sola, sotto lo sguardo ora sprezzante ora lascivo di tanti uomini, il viaggio tra Gerusalemme e la Grecia, portando con sé due bambini piccoli di cui uno mentalmente disturbato. È sempre Sarah a trovarsi un’attività quando i soldi che il marito lontano le manda smettono di arrivare. E senza battere ciglio, è sempre lei a prendersi cura del nipote che la nuora decide di lasciare a Gerusalemme quando si prospetta l’occasione di una rivalsa sociale in Europa. La titanica Sarah, insieme alle altre madri, rappresenta senza retorica il coraggio di resistere ma soprattutto di reagire, un esempio moderno e non convenzionale di resilienza, concetto tanto amato ai tempi nostri. Un’ambientazione suggestiva ed esotica rispetto ai nostri standard che ci restituisce quattro donne unite da un senso di solidarietà che va ben oltre le relazioni parentali e che, forse, è il messaggio più potente di queste pagine.



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